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Consultazione 2019/42: Messaggio concernente la promozione della cultura negli anni 2021-2024 (Messaggio sulla cultura) · 71 pagine

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I contributi a progetti servono a conservare il patrimonio culturale in relazione alle tematiche che la Confederazione seleziona periodicamente. Nell’ultimo messaggio sulla cultura sono stati destinati a progetti che servivano a chiarire e pubblicare la provenienza delle opere d’arte, in particolare quelle confiscate durante il regime nazista.

Obiettivi e misure

Anche nel prossimo periodo di promozione i contributi d’esercizio a musei e collezioni di terzi dovranno essere assegnati tramite un bando di concorso pubblico, eventualmente con un leggero adeguamento dei criteri. Il bando sarà indetto nel 2020 per erogare i contributi dal 2023. I contributi a premi di assicurazione saranno nuovamente messi a concorso per il periodo 2021–2024, come pure i contributi a progetti. Per questi ultimi si dovrà tuttavia verificare se è opportuno mantenere per tutto il periodo di finanziamento la tematica della ricerca sulla provenienza.

2.4.2.3 Contributi d’esercizio alle reti di terzi

Situazione iniziale e sfide

Con i contributi d’esercizio alle reti di terzi la Confederazione promuove centri di competenza che dal 2018 vengono definiti nel modo seguente: una rete mette le proprie competenze riconosciute a livello nazionale e internazionale a disposizione di altre istituzioni culturali nel campo dell’analisi, conservazione o mediazione del patrimonio culturale. Le attività di una rete devono essere di portata nazionale e integrate in un contesto svizzero e internazionale.

Fra le reti attualmente sostenute dalla Confederazione in base a questa definizione si annoverano l’Associazione dei musei svizzeri (sostenuta dal 2014), la Fondazione Passaporto musei svizzeri (sostenuta dal 2014) e il Museo alpino svizzero (sostenuto in quanto rete dal 2019). A queste si aggiungono le reti promosse dalla Confederazione nell’ambito del patrimonio audiovisivo: l’Associazione Memoriav (sostenuta dal 2010), la Fondazione SAPA (sostenuta dall’UFC dal 2017, anno della fusione fra l’Archivio svizzero della danza e la Collezione svizzera del teatro, già in precedenza sostenuti dalla Confederazione) e la Fondazione svizzera per la fotografia (sostenuta dalla Confederazione sin da quando fu istituita nel 1971).

Per le reti sostenute dalla Confederazione nell’ambito del patrimonio audiovisivo (Memoriav, SAPA e Fondazione svizzera per la fotografia) le sfide da affrontare sono esposte di seguito.

– Digitalizzazione e accessibilità: per meglio catalogare e rendere accessibile al pubblico svizzero e internazionale l’importante patrimonio audiovisivo sono necessarie nuove competenze, soprattutto nel campo dell’archiviazione digitale.

– Archiviazione a lungo termine: nei prossimi anni le istituzioni che si occupano del patrimonio audiovisivo saranno confrontate con le problematiche dell’archiviazione digitale a lungo termine, le quali riguarderanno la selezione, la tecnologia e il finanziamento.

– Collezioni: occorre continuare a sviluppare e curare le collezioni tenendo conto delle limitate risorse disponibili.

– Collaborazione istituzionale: la gestione del patrimonio audiovisivo richiede l’intensa collaborazione con altre istituzioni specializzate.

Obiettivi e misure

Nel periodo 2021–2024 la Confederazione continuerà a promuovere le reti tematiche sostenute finora. A queste si aggiungerà dal 2021 la Fondazione Bibliosuisse, la quale assume un ruolo di primo piano per la definizione di standard nel campo nella biblioteconomia e anche per la messa in rete dei vari attori. La strategia di promozione va adeguata al nuovo concetto di rete e di conseguenza i contratti di prestazioni con i beneficiari degli aiuti finanziari devono essere ridefiniti. Sarà inoltre creata una categoria di promozione distinta per le reti del patrimonio audiovisivo. In questo ambito la Confederazione continuerà a sostenere Memoriav, SAPA e la Fondazione svizzera per la fotografia. Per le reti del patrimonio audiovisivo occorre concentrarsi in particolare sugli obiettivi e misure esposti di seguito.

– Digitalizzazione e accessibilità: occorre approfondire le competenze digitali e sviluppare una politica d’azione coerente per garantire il più ampio accesso possibile alle istituzioni collezionistiche sostenute dalla Confederazione.

– Archiviazione a lungo termine: l’archiviazione a lungo termine del patrimonio audiovisivo deve essere garantita con misure adeguate, assicurando in particolare il coordinamento con le altre istituzioni coinvolte in questa tematica.

– Collezioni: il mandato concernente le collezioni deve focalizzarsi su Helvetica seguendo criteri uniformi. Occorre stabilire le priorità nell’archiviazione dei documenti analogici. Presso la Fondazione svizzera per la fotografia è necessario riorganizzare e ristrutturare i locali esistenti, tanto più che l’archivio attuale incontra già problemi di capienza e si prevede che nei prossimi anni la Fondazione riceverà altri fondi importanti.

– Collaborazione internazionale: le reti collaborano con istituzioni nazionali e internazionali per sviluppare in modo efficiente le migliori pratiche collezionistiche, conservative e di mediazione.

La riammissione di Bibliosuisse tra le reti sostenute dalla Confederazione a partire dal 2021 e l’ulteriore fabbisogno finanziario della Fondazione svizzera per la fotografia per il rinnovo dei locali e l’archiviazione analogica fanno sì che i limitati mezzi finanziari destinati alle reti dovranno essere redistribuiti.

2.4.2.4 Opere d’arte confiscate durante il regime nazista

Situazione iniziale e sfide

’UFC dirige l’Ente opere d’arte frutto di spoliazioni, centro di competenza della Confederazione per tutte le questioni legate alle opere d’arte confiscate durante il regime nazista. L’ultima analisi svolta ’dal DFI e dal DFAE sulle attività svolte dalla Confederazione in questo campo riguarda il periodo 2011–2016. I risultati sono stati pubblicati in un rapporto26, il quale individua le seguenti necessità d’intervento: (1) le istituzioni devono verificare sistematicamente se le opere hanno subito un passaggio di proprietà nel periodo 1933–1945; (2) i risultati delle ricerche sulla provenienza devono essere pubblicati e l’accessibilità degli archivi deve essere migliorata; (3) per le opere d’arte confiscate durante il regime nazista si devono trovare soluzioni giuste ed eque nel rispetto dei «Principi della conferenza di Washington applicabili alle opere d’arte confiscate dai nazisti» (Principi di Washington). Per la Confederazione il criterio determinante per classificare un’opera d’arte come confiscata durante il regime nazista è l’effetto confiscatorio del passaggio di proprietà avvenuto tra il 1933 e 1945.

26 Rapporto DFI/DFAE del 19 ottobre 2016 sullo stato dei lavori della Confederazione nel periodo 2011–2016 nell’ambito delle opere d’arte frutto di spoliazioni, pubblicato su www.cultura-svizzera.admin.ch > Patrimonio culturale > Opere d’arte frutto di spoliazioni.