Rapporto sui risultati
Consultazione 2022/49: Diritto d’esecuzione della legge sulla sicurezza delle informazioni · 16 pagine
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Diritto d’esecuzione relativo alla legge sulla sicurezza delle informazioni Rapporto sui risultati
3 Pareri sul diritto d’esecuzione e sul rapporto esplicativo
Nel corso della procedura di consultazione sono state inoltrate alcune domande e alcuni commenti che non sono stati presi in considerazione nel rapporto sui risultati. Le segnalazioni di errori ortografici o le proposte di miglioramenti della traduzione non sono riportate.
3.1 Pareri generali
Dalla procedura di consultazione è emerso che la grande maggioranza dei partecipanti (AG, AI,
AR, BL, BS, BE, FR, GE, GL, GR, LU, NE, NW, OW, SH, SZ, SO, SG, TI, TG, UR, VD, VS, ZG,
ZH, PS, UDC, asut, APC, Swissgrid) è sostanzialmente d’accordo con il diritto d’esecuzione della LSIn e vede con favore la sua introduzione. Oltre ad alcune richieste di modifiche, si lamenta la presenza di aspetti poco chiari riguardo all’attuazione e alla validità di alcune direttive per i Cantoni. Solo l’Unione svizzera delle arti e mestieri (usam) respinge il progetto nella sua integralità, poiché travalica la base legale e non vengono indicati i costi generati.
L’UDC accoglie con favore il notevole miglioramento con la nuova LSln del confronto giuridico con gli altri Paesi ai fini di un miglioramento nella cooperazione internazionale nel settore della sicurezza delle informazioni. Tuttavia, i dati personali raccolti e memorizzati dalla Confederazione elvetica devono essere conservati in Svizzera almeno nella categoria di classificazione più elevata. Infine, per lo scambio di dati deve essere resa obbligatoria la via di servizio ufficiale. L’UDC auspica che i costi per l’attuazione delle misure e i posti di lavoro aggiuntivi siano indicati in modo trasparente. Chiede, inoltre, che le misure comportino un risparmio sui costi e un miglioramento della protezione dei dati.
Il PS concorda in linea di principio con le disposizioni di attuazione della legge sulla sicurezza delle informazioni. Tuttavia, la raccolta dei dati per il CSP si spinge troppo oltre e viene rigettata. In particolare, non è ammissibile che possano essere raccolti e trattati dati sulla sfera intima e sulla sessualità, sulle opinioni o sulle attività religiose, politiche, sindacali e filosofiche.
NW rileva che nella maggioranza dei casi sia la LSln che le relative ordinanze interessano i Cantoni solo indirettamente, nel caso in cui accedano a dati della Confederazione o li elaborino. Inoltre, occorre rilevare che alcune disposizioni che saranno importanti per i Cantoni non sono ancora state disciplinate in modo definitivo. Ciò vale soprattutto per la revisione della LSln e dell’ordinanza per quanto riguarda l’obbligo di notifica dei ciberattacchi alle infrastrutture critiche (cap. 5 dell’LSln). Tuttavia, si condividono gli adeguamenti generali che si ritiene vadano nella giusta direzione, tenendo conto dell’ambiente digitalizzato interconnesso e del crescente scambio di dati secondo il principio «once only». La sicurezza delle informazioni come compito congiunto con responsabilità interconnessa, sulla base di obiettivi condivisi e secondo un approccio coordinato nel rispetto di standard minimi, è considerata importante.
NW e OW constatano che il concetto di «Cantoni» è stato ridefinito nel diritto d’esecuzione e comprende anche enti, istituti o fondazioni di diritto pubblico. Sarebbe auspicabile una definizione coerente con quella compresa nell’articolo 3 della Costituzione federale. Gli altri enti dovrebbero essere menzionati separatamente.
asut accoglie con favore il solido quadro normativo per la sicurezza delle informazioni, che corrisponde allo stato attuale della tecnologia e dei relativi scenari di rischio. Le ordinanze presentano il giusto grado di flessibilità e precisione per definire chiaramente le responsabilità di tutte le parti coinvolte, anche nel caso di nuovi sviluppi tecnologici. Allo stesso modo, asut accoglie con favore l’approccio adottato dall’Amministrazione federale che in futuro intende classificare meno e quindi, per quanto possibile, ridurre la burocrazia.