Rapporto sui risultati

Consultazione 2022/52: Modifica della legge sul diritto d’autore (LDA) · 44 pagine

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compenso è ugualmente tematizzato nel quadro dell’oggetto della regolamentazione (art. 1 cpv. 1 lett. b AP-LDA) e del diritto al compenso (art. 37a AP-LDA); cfr. in merito i numeri 3.2.1 e 3.2.3.

NW parte dal presupposto che la digitalizzazione abbia portato a un nuovo utilizzo commerciale delle prestazioni giornalistiche senza che queste vengano adeguatamente remunerate. Chiede la protezione delle prestazioni giornalistiche e riconosce l’importanza della libertà e della pluralità mediatica per la democrazia diretta. Siccome i fornitori di servizi della società dell'informazione beneficiano in larga misura dei media giornalistici, ritiene che il versamento di un compenso a questi ultimi per le loro prestazioni sia in linea di principio legittimo. VS si riallaccia al principio di un obbligo di compenso a favore delle imprese mediatiche, sottolineando la crisi strutturale che hanno dovuto attraversare, ulteriormente accentuata dalla pandemia di COVID-19. Pertanto, risulta evidente che l’utilizzo di contenuti giornalistici preveda in contropartita la remunerazione degli autori. Sebbene l’evoluzione tecnologica abbia migliorato la visibilità dei media, ha anche causato un deflusso delle entrate. Sarebbe quindi da considerarsi normale il fatto che chiunque utilizzi i prodotti dei media classici contribuisca anche al loro finanziamento. VS osserva che l’evoluzione tecnologica necessita di un compenso, eventualmente mediante l’introduzione di nuove disposizioni giuridiche. In ogni caso non compete agli enti di diritto pubblico cantonale o federale finanziare la stampa locale o nazionale, la quale, alla luce dei nuovi canali di distribuzione digitali, è privata di una fetta degli introiti a causa della discrepanza tra l'impegno richiesto per la creazione di contenuti giornalistici e gli introiti pubblicitari.

SAB è convinto che, parallelamente al proseguimento delle misure non contestate a favore dei media, sia importante anche rafforzare il diritto di protezione affine. Il calo degli introiti pubblicitari registrati dai media locali nelle regioni di montagna e nelle aree rurali sono da ricondurre al fatto che questi introiti defluiscono vieppiù nelle casse dei fornitori internazionali di servizi della società dell’informazione.

Le imprese mediatiche svizzere private auspicano una modifica del diritto d’autore, appellandosi al massiccio profitto di cui beneficiano i grandi fornitori di servizi della società dell’informazione grazie ai media svizzeri. Alla luce della posizione dominante dei giganti tecnologici nel mercato e dello sviluppo dei loro modelli commerciali è necessario adottare misure legislative volte a ripristinare l’equilibrio e a preservare a lungo termine la pluralità dell’informazione in Svizzera. Secondo BZV, decidendo di non versare una remunerazione alle imprese mediatiche, i fornitori di servizi della società dell’informazione stanno deliberatamente sottraendo loro milioni di franchi, mentre aumentano in maniera costante i profitti grazie ai contenuti giornalistici. TX Group evidenzia che a prima vista può sembrare una situazione win-win, ma che in realtà, se la si osserva attentamente, si tratta di parassitismo unilaterale. Le imprese mediatiche sarebbero infatti private dei mezzi necessari al finanziamento del giornalismo sotto forma di introiti pubblicitari, mentre i fornitori di servizi della società dell’informazione si vedrebbero aumentare costantemente le entrate derivanti dalla pubblicità grazie all’utilizzo dei contenuti giornalistici. Südostschweiz TV evoca i grandi investimenti che ha effettuato nelle tecnologie moderne e nella preparazione dei contenuti giornalistici digitali adattati ai media. Le offerte innovative dovrebbero permettere di compensare, almeno in parte, il calo degli introiti generati dagli abbonamenti e dalla pubblicità nei media pubblicistici tradizionali, in particolare nei giornali. Per riuscirci è necessario che le imprese mediatiche commercializzino loro stesse i loro contenuti e siano indennizzate per l’utilizzo di tali contenuti da parte di terzi. Telesuisse è del parere che la possibilità di accedere gratuitamente ai contenuti mediatici abbia sostituito il consumo delle offerte mediatiche a pagamento. L’argomentazione contraria, ossia che siano le imprese mediatiche ad approfittare della diffusione dei loro contenuti da parte dei gruppi Internet, gli sembra ipocrita: il bacino di utenza dei contenuti mediatici aumenta sicuramente in maniera notevole grazie a Internet, ma le imprese mediatiche, oltre a non poterne trarre un vantaggio economico, rischiano persino di esserne danneggiate, poiché anche i loro vecchi utenti si accontentano sempre più delle offerte gratuite. Il fatto che i media acconsentano volontariamente a comparire tra i risultati di ricerca non cambia la problematica. I media che si rifiutano di essere indicizzati nei risultati delle ricerche di Google non generano nuovi utenti paganti perché questi ultimi cercano, e trovano, altre fonti gratuite. Telesuisse pensa che, ironicamente, questa evoluzione pregiudicherà anche i gruppi Internet a lungo termine. Effettivamente, se i media scomparissero a causa della mancanza di finanziamenti per le loro prestazioni, anche i gruppi Internet avrebbero sempre meno contenuti attrattivi da proporre.

Per RSF è importante che la Svizzera non si limiti ai suoi attuali sforzi, ma che si impegni in particolare, alla luce delle iniziative dell’UE, a trovare un equilibrio tra le imprese mediatiche e i fornitori di servizi della società dell’informazione. Impressum sostiene in linea di principio che i grandi fornitori, che realizzano utili grazie ai contenuti giornalistici, debbano cofinanziare la produzione giornalistica. Secondo l’associazione i beneficiari dell’evoluzione tecnologica e del mercato sono i grandi motori di ricerca, ma anche i media sociali. Essi traggono vantaggio dall’offerta delle opere giornalistiche per il loro modello commerciale e in contropartita facilitano la reperibilità delle opere. Il valore dell’utile pecuniario risulta, tuttavia, ben inferiore all’ammontare che le imprese mediatiche perdono vista la cospicua parte del mercato pubblicitario accaparrata dai servizi di ricerca. Di fatto, la posizione