Rapporto sui risultati

Consultazione 2023/16: Modifica dell’ordinanza del DEFR concernente la costituzione di scorte obbligatorie di derrate alimentari e alimenti per animali · 40 pagine

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rie di alimenti ricchi di proteine ammontano attualmente a 93 000 tonnellate e corrispondono pertanto a un quarto della domanda annuale. Secondo l’USC, le scorte in questo settore non dovrebbero essere ridotte in nessun caso.

Aspetti finanziari

L’USC osserva che le modifiche alle scorte obbligatorie secondo il progetto posto in consultazione non possono essere finanziate con il sistema attuale. Ricorda che la volontà del Parlamento deve essere rispettata conformemente alle attuali disposizioni dell’articolo 17 capoverso 5 LAP e dell’articolo 21 capoverso 1 LAP, che escludono un prelievo sui beni interni. Sottolinea che secondo l’articolo 102 della Costituzione federale, l’approvvigionamento del Paese è un compito della Confederazione, svolto in collaborazione con l’economia. L’Approvvigionamento economico del Paese garantisce che la popolazione in Svizzera venga rifornita in sicurezza di alimenti anche nei momenti critici. La società svizzera ne trae quindi grande beneficio. L’USC ritiene che la Confederazione sia di conseguenza responsabile di finanziare la costituzione di scorte obbligatorie. Respinge categoricamente e si oppone a un prelievo sulla prima immissione sul mercato di prodotti interni oggetto di scorte obbligatorie. Comporterebbe una discriminazione nei confronti dei fornitori nazionali a partire dalla seconda fase di trasformazione (semilavorati fra cui impasti e prodotti finiti).

Secondo l’USC la costituzione di scorte obbligatorie beneficia di un notevole ritorno finanziario dalla produzione animale e dalle importazioni di alimenti ricchi di energia per l’alimentazione degli animali. Il sistema, precisa, funziona in periodi di normale approvvigionamento solo grazie a una produzione animale sufficientemente ampia e la qualità dei beni nelle scorte obbligatorie è assicurata e finanziata in larga misura dalla produzione animale tramite i contributi per il fondo di garanzia. Durante la fase di intervento, tuttavia, la produzione animale avrebbe diritto solo a una quota marginale dei beni. L’USC è decisamente contraria a questa decisione. Un’ampia esclusione dell’allevamento dalla fruizione delle scorte obbligatorie non giustificherebbe più in futuro l’impegno finanziario.

L’USC fa notare che l’indennità per gli allevatori interessati da una riduzione, resa obbligatoria in caso di crisi, degli effettivi di bestiame, non è regolamentata.

Ritiene che il passaggio alla nuova strategia richiederebbe investimenti massicci nelle scorte necessarie, ma sottolinea anche che contemporaneamente le capacità di stoccaggio per gli alimenti ricchi di proteine rimarrebbero inutilizzate.

Altre osservazioni

L’USC si interroga sulle modalità di riattivazione delle superfici per l’avvicendamento delle colture (SAC). Le SAC negli spazi riservati alle acque, per esempio, non potrebbero essere utilizzate completamente ed efficacemente a scopo agricolo prima di un anno. Molti di questi terreni sono meno fertili e la riattivazione comporterebbe oneri assai elevati e un maggior utilizzo di sostanze ausiliarie, che verrebbero tuttavia a scarseggiare una volta ridotto il numero di animali. L’USC dubita che la Confederazione, non conoscendo né l’esatta ubicazione delle SAC né il loro stato qualitativo, riuscirebbe a destinare in tempo utile tutte le SAC alla produzione di alimenti in caso di crisi. Sottolinea inoltre che terreni non utilizzati durante anni per scopi agricoli possono essere fortemente infestati da parassiti del suolo e che contro questi organismi nocivi non esistono più prodotti fitosanitari o granulati autorizzati.

Fa presente che il sistema di scorte obbligatorie per alimenti e alimenti per animali funziona oggi grazie al contributo dell’economia, in quanto i prodotti stoccati vengono rinnovati secondo un ciclo fisso.