Rapporto esplicativo
Consultazione 2025/47: Pacchetto «stabilizzazione e sviluppo delle relazioni Svizzera-UE» · 896 pagine
Fedlex · Rapporto esplicativo · Pagina 30Fedlex · Rapporto esplicativo
storia ricca di successi, con qualche aspetto problematico. Finora, tuttavia, l’UE ha sempre superato le crisi, uscendone rafforzata.
In questo contesto complesso, il Consiglio federale desidera stabilizzare e sviluppare le relazioni con l’UE nel segno della continuità. Non vuole andare oltre quanto necessario per difendere gli interessi fondamentali della Svizzera. Secondo il Consiglio federale, né la scelta dell’isolamento né l’adesione all’UE o altre opzioni, come l’integrazione nello Spazio economico europeo (SEE) o un semplice rapporto di libero scambio, possono salvaguardare gli interessi della Svizzera nella stessa misura. Dal punto di vista geografico, culturale, linguistico e ideologico, la Svizzera è un Paese profondamente europeo. Al tempo stesso, le particolarità istituzionali del suo ordinamento statale, come la democrazia diretta o il federalismo, rendono difficilmente immaginabile un suo ingresso nell’Unione. Prendere parte attiva alla cooperazione in Europa senza rinunciare alle proprie peculiarità: è tra questi obiettivi non sempre conciliabili che oscilla da decenni la politica europea della Confederazione. Si tratta di una sorta di filo conduttore nelle relazioni tra la Svizzera e l’UE1.
La Svizzera fa un primo tentativo per risolvere il dilemma già pochi anni dopo la fondazione della Comunità economica europea (CEE), l’organizzazione da cui in seguito nascerà l’UE, presentando una domanda di adesione. La domanda del 1961 viene depositata insieme ad altri Stati membri dell’Associazione europea di libero scambio (AELS), fondata l’anno precedente, ma non si concretizza. Gli Stati membri dell’AELS, Austria, Islanda, Norvegia, Portogallo, Svezia e Svizzera, oltre alla Finlandia, Paese che all’epoca collaborava con l’Associazione, avviano allora negoziati per arrivare alla firma di accordi di libero scambio separati con la CEE. L’accordo riguardante la Svizzera2 è sottoscritto nel 1972 e lo stesso anno, sottoposto a referendum, viene approvato dal 72,5 per cento dei votanti e da tutti i Cantoni. L’accordo ravviva rapidamente gli scambi tra la Svizzera e la CEE, pur costituendo un quadro normativo meno dettagliato rispetto agli sviluppi interni a quest’ultima. Mentre l’Accordo di libero scambio si limita infatti alla soppressione di dazi e contingenti doganali, nel 1968 la controparte europea istituisce una vera e propria unione doganale (struttura che oltre all’abolizione dei dazi interni prevede anche un dazio esterno comune) e si accinge a creare un mercato comune. Negli anni Ottanta, gli sforzi per pervenire a un mercato interno accelerano con l’introduzione delle quattro libertà di circolazione: delle merci, dei servizi, delle persone e dei capitali. Per non perdere terreno, dal 1984 l’AELS intensifica le sue relazioni con la CEE (processo di Lussemburgo), con la quale nel 1990 avvia negoziati per l’istituzione del SEE. L’obiettivo è permettere agli Stati membri dell’AELS di accedere a buona parte del mercato interno dell’UE allora in fase di costruzione. Il SEE diventa infine realtà il 1° gennaio 1994.
1 Cfr. il rapporto del Consiglio federale «Stato delle relazioni Svizzera–UE» del 9 giu. 2023 in adempimento dei postulati Aeschi Thomas 13.3151 del 20 mar. 2013, Gruppo dei Verdi 14.4080 dell’8 dic. 2014, Naef 17.4147 del 14 dic. 2017, Gruppo socialista 21.3618 del 1° giu. 2021, Cottier 21.3654 dell’8 giu. 2021, Gruppo dei Verdi 21.3667 del 9 giu. 2021, Fischer Roland 21.3678 del 10 giu. 2021, Z’graggen 21.4450 del 15 dic. 2021, Maître 22.3172 del 16 mar. 2022 e della mozione Minder 21.4184 del 30 sett. 2021.
2 Accordo del 22 lug. 1972 tra la Confederazione Svizzera e la Comunità economica europea, RS 0.632.401.