Rapporto esplicativo

Consultazione 2025/47: Pacchetto «stabilizzazione e sviluppo delle relazioni Svizzera-UE» · 896 pagine

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sul mercato interno esistenti sarebbero stati aggiornati solo in presenza di un interesse preponderante dell’UE. Aggiornamenti di questo tipo si rendono necessari ogniqualvolta cambia la legislazione di riferimento in Svizzera o nell’UE. Senza tali aggiornamenti gli accordi rischiano di perdere progressivamente di valore. Il proseguimento della via bilaterale è quindi incerto.

1.2 Alternative esaminate e approccio «a pacchetto»

A seguito della sospensione dei negoziati sull’accordo istituzionale, il Consiglio federale ha valutato le diverse opzioni fondamentali su cui basare le future relazioni con l’UE. Le sue considerazioni sono confluite nel rapporto «Stato delle relazioni Svizzera–UE», che ha approvato definitivamente il 9 giugno 2023 dopo aver consultato le Commissioni della politica estera del Consiglio nazionale e del Consiglio degli Stati. Punto di partenza della valutazione sono gli obiettivi dello Stato sanciti dall’articolo 2 della Costituzione federale22, tra cui figurano la salvaguardia dell’indipendenza e della sicurezza del Paese, la prosperità comune, lo sviluppo sostenibile e un ordine internazionale giusto e pacifico. Sulla base di tali obiettivi e degli interessi nazionali che ne derivano, il rapporto definisce quattro criteri per la valutazione delle opzioni in materia di politica europea: il grado di integrazione economica con l’UE, le possibilità di cooperazione (non economica), il margine di manovra politico per la Svizzera e la fattibilità dal punto di vista della politica estera.

Nessuna delle opzioni permette di raggiungere tutti gli obiettivi costituzionali o di soddisfare appieno i quattro i criteri. Emergono invece conflitti tra obiettivi. Presi singolarmente gli obiettivi (o i criteri) spingono la politica europea in direzioni differenti. È quindi necessario riflettere attentamente per scegliere l’approccio in grado di soddisfare in misura ottimale, benché non pienamente, i criteri nel loro insieme. Nel suo rapporto il Consiglio federale prende in considerazione in modo approfondito quattro opzioni fondamentali, che in questa sede vengono completate con una quinta emersa chiaramente in seguito: la rinuncia a qualsiasi intervento attivo.

1. Non fare nulla. Questa opzione può, a prima vista, sembrare logica. In definitiva, grazie alle strutture esistenti, i rapporti tra la Svizzera e l’UE sono stati finora buoni. Perché quindi cambiare? Il problema è che l’inazione non permette affatto di conservare lo status quo. Dato che, in linea di principio, l’UE non intende più procedere all’aggiornamento degli accordi relativi al mercato interno, a medio o lungo termine questi sarebbero destinati a perdere gran parte della loro efficacia. C’è un rischio elevato che dell’attuale sistema di accordi bilaterali resterebbero solo l’intelaiatura, incentrata sul vecchio Accordo di libero scambio del 1972, e gli accordi relativi al mercato interno già esistenti e non aggiornati, che non basterebbero a soddisfare le esigenze della Svizzera e della sua economia. Un simile scenario non per-

22 Costituzione federale della Confederazione Svizzera del 18 aprile 1999, RS 101.