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Consultazione 2005/93: Adattamento dell'aliquota minima di conversione nella previdenza professionale · 58 pagine
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1.6.3 Esame periodico dopo il 2009: ogni cinque anni (invece di ogni dieci anni)
Solo un'aliquota di conversione durevole permette agli assicurati di pianificare in modo abbastanza realistico il loro passaggio al pensionamento e fa in modo che questo passaggio non sia una lotteria i cui effetti si fanno sentire per molti anni. Con un'aliquota minima di conversione che, come il tasso d'interesse minimo, potrebbe essere adeguata rapidamente all'evoluzione dei mercati dei capitali, talune classi d'età potrebbero trovarsi oltre misura in balia di questi mercati, soprattutto quando gli interessi sono bassi, e avrebbero ancora di più la tendenza a chiedere il versamento del loro avere di vecchiaia sotto forma di capitale piuttosto che di rendita. Al contrario, in caso di tassi d'interesse elevati, sarebbe difficile opporsi all'aumento delle aliquote minime di conversione e con la riduzione del rendimento gli istituti di previdenza che dovrebbero versare prestazioni elevate sarebbero confrontate a entrate insufficienti. In caso di frequenti fluttuazioni dell'aliquota minima di conversione, è difficile che gli assicurati riscattino anni di contribuzione per colmare le lacune della loro previdenza di vecchiaia, e potrebbero persino evitare di farlo, a meno che non ne siano obbligati. È pure opportuno tenere presente gli effetti dell'adeguamento frequente dell'aliquota minima di conversione sulle rendite d'invalidità, come anche il desiderio dell'assicurato di avere una certa garanzia riguardo all'importo delle rendite per coniuge e per orfano in caso di decesso.
Nel fissare il calendario dei rapporti dopo il 2009, occorre esaminare a quali intervalli è opportuno svolgere gli esami. L'intervallo attuale dei dieci anni è ridotto a cinque anni affinché il legislatore possa seguire più da vicino l'evoluzione dei parametri biometrici e determinati dal mercato dei capitali e disporre di uno strumento che, in aggiunta ai rilevamenti statistici45 dell'Ufficio federale di statistica e all'inchiesta annuale dell'UFAS gli permetta di valutare la stabilità finanziaria degli istituti di previdenza. Lo strumento dell'esame a un ritmo quinquennale non deve necessariamente comportare degli adeguamenti. Esso permette di valutare se i parametri biometrici e finanziari sono cambiati al punto da compromettere l'esistenza del sistema a lungo termine. Se, a causa di osservazioni a breve termine, ci si allontana dai grandi principi della previdenza professionale, è una scelta che compromette anche il sistema. In effetti, il legame tra le parti sociali si indebolisce, la compensazione dei rischi, sino ad ora collettiva, si segmenta sempre più per sfociare su un rischio individuale. La responsabilità attiva dell'istituto di previdenza cederebbe il passo a una responsabilità passiva degli assicurati.
1.7 Conseguenza e misure di accompagnamento
1.7.1 Riduzione delle rendite rispetto all'ordinamento vigente
Il grafico 6 confronta l'evoluzione delle rendite risultante dall'applicazione della nuova aliquota minima di conversione con quella delle rendite secondo la 1a revisione LPP. Visto che le aliquote di conversione cambiano nel periodo di transizione, le rendite variano secondo l'anno in cui ha inizio il pensionamento. Nel 2011, la differenza tra l'aliquota minima di conversione attuale di 6,95 % e la nuova aliquota di 6,4 % comporta una riduzione delle rendite del 7,9 %. Se in seguito l'aliquota resta a 6,4 %, la differenza rispetto all'aliquota di conversione attuale per la classe di età in-
45 Rilevamento esaustivo ogni cinque anni e, ora, rilevamento parziale ogni anno.