Rapporto esplicativo

Consultazione 2008/14: Modifica della legge sulla medicina della procreazione (diagnosi preimpianto) · 76 pagine

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addirittura prodotti sottoforma di veri e propri «bambini di design». Secondo questa visione, la DPI costituirebbe dunque il primo o forse addirittura già un altro passo lungo un cammino denso di insidie al cui termine il progresso tecnico-scientifico potrebbe portare addirittura al tramonto dell’umanità.

Queste conseguenze temute e senza alcun dubbio indesiderate non sono tuttavia destinate a manifestarsi con certezza. Esse non sarebbero inoltre provocate dalla semplice autorizzazione della DPI, né impedite dal suo divieto, anche perché essa consentirebbe di evitare soltanto una percentuale irrisoria di tutti i problemi di salute. La domanda di fondo è pertanto quanto seriamente siano da prevedere, nel concreto, simili effetti secondari indesiderati e in quale misura essi possano essere evitati grazie a misure appropriate nonostante l’autorizzazione della DPI. Anche la NEK–CNE giunge alla conclusione che questi rischi non sarebbero sufficientemente concreti da legittimare un divieto della DPI. Al contempo, essa raccomanda tuttavia di far seguire l’autorizzazione della DPI dalla ricerca socio-psicologica e sociologica, per poter intervenire tempestivamente qualora si manifestino indizi concreti di simili conseguenze.59

Nel complesso vi sono dunque, da un lato, conseguenze inevitabili per gli embrioni in vitro che devono essere tuttavia contrapposte ai vantaggi attesi. Dall’altro lato, si teme invece un aumento delle pressioni sui genitori e dei rischi per la società, rischi che sarà compito della politica e della società nel suo insieme evitare.

1.3.5 Il dibattito in Svizzera

La Commissione nazionale d’etica per la medicina umana gode di un mandato specifico ed è chiamata a prendere posizione nelle questioni controverse relative all’etica medica che riguardano l'intera società. Essa ha preso per la prima volta dettagliatamente posizione in merito alla questione in seguito a un’intensa fase di consultazione nel suo parere n. 10/2005 «Diagnostica preimpianto». In questo documento, una minoranza della Commissione si è dichiarata favorevole al mantenimento del divieto della DPI, in particolare perché vedeva nella selezione basata su una DPI una strumentalizzazione eticamente riprovevole degli embrioni e dunque una violazione della dignità umana. Essa temeva inoltre conseguenze imprevedibili nel settore della medicina riproduttiva e della ricerca sugli embrioni, poiché reputava impossibile operare le necessarie distinzioni tra applicazione legittima e abusiva di questa tecnica. Infine, la minoranza della Commissione ha espresso timori relativi a possibili effetti indiretti sottoforma di una discriminazione delle persone affette da malattie o infermità.

La maggioranza della Commissione riconosce invece l’esistenza di questi rischi, ma non li reputa sufficientemente gravi e incontrollabili da giustificare un divieto della DPI. Essa si dichiara pertanto favorevole, invece che a un divieto, a una regolamentazione differenziata «che vincoli l'offerta della DPI a determinate indicazioni e ne vieti l'impiego al di fuori di tali indicazioni. Le indicazioni devono essere vincolate in senso restrittivo alla prevenzione di gravi malattie o infermità del nascituro.»60 La DPI non dovrà tuttavia essere autorizzata soltanto allo scopo di prevenire una malattia, ma anche «per le coppie che si sottopongono a FVI per il

59 NEK–CNE, Diagnostica preimpianto, parere n. 10/2005, pag. 52.

60 NEK–CNE, Diagnostica preimpianto, parere n. 10/2005, pag. 51 segg.