Rapporto esplicativo

Consultazione 2008/14: Modifica della legge sulla medicina della procreazione (diagnosi preimpianto) · 76 pagine

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Etica sociale

Per quanto concerne invece la domanda altrettanto fondamentale dei margini di manovra da accordare ai genitori, si osserva d’altro canto che la genitorialità non può essere definita esclusivamente in termini di autonomia decisionale. Questo ruolo comporta piuttosto in ugual misura un senso di responsabilità e un dovere di assistenza e di rispetto per la personalità autonoma e in via di sviluppo del bambino che in caso di conflitto è soggetta da sempre anche alla tutela della collettività. L’autonomia riproduttiva dei genitori e la decisione che essi prendono si basano inoltre anche sulle loro condizioni sociali di vita e si ripercuotono a loro volta su queste ultime. Ciò riguarda da un lato le condizioni concrete del conflitto stesso. Quanto sia effettivamente grande il peso derivante dalla malattia del bambino, quanto esso sia influenzato dalle risorse a disposizione dei genitori, dal fatto che essi possano godere o meno di un sostegno e dalla portata di quest’ultimo. D’altro canto, da un punto di vista più sostanziale la procreazione non è tuttavia soltanto una questione che riguarda i singoli individui: è infatti anche la società nella sua totalità a riprodursi, motivo per cui essa non può guardare con indifferenza alle questioni che riguardano la procreazione. Gli atteggiamenti assunti nei confronti delle questioni relative alla genitorialità e all’infanzia, ma anche nei confronti della malattia e della collocazione sociale dei disabili riflettono dunque giudizi di valore basilari. In questi casi emerge con particolare chiarezza ciò che siamo e ciò che vogliamo essere.49 In definitiva, la decisione a favore o contro la nascita di un figlio non può essere intesa come una questione di natura squisitamente privata se viene presa sulla base di strumenti tecnici messi a disposizione dalla scienza e dall’industria che implicano pertanto un inevitabile coinvolgimento di queste e altre sfere della società.

Nell’affrontare la questione relativa all’ammissibilità della DPI, aspetti fondamentali di etica individuale e sociale si intrecciano dunque tra loro, andando a interessare decisioni ideologiche di fondo, come ad esempio la questione del momento in cui ha inizio la vita umana. Queste domande, influenzate da valori filosofici e religiosi, non possono trovare una risposta oggettiva sotto il profilo scientifico, poiché incorporano giudizi di valore. Per questo motivo, nella nostra attuale società pluralistica e «posttradizionale» non esiste un ampio consenso sociale al riguardo, come dimostrano le controverse discussioni condotte nella società e in Parlamento e che vedono coinvolte posizioni politiche e ideologiche molto diverse.

1.3.3 Chi beneficia di una DPI?

Se si decide di limitare l’impiego della DPI alla finalità di evitare una malattia trasmessa geneticamente, una definizione fondamentale dei suoi limiti emerge dalla domanda seguente: nell’interesse di chi viene effettuata, in realtà, una DPI ed evitata quindi la malattia? A questa domanda è possibile rispondere in tre modi diversi: può trattarsi del bambino (ipotetico) stesso a cui si desidera risparmiare una vita gravata dalla malattia, oppure dei genitori a cui si vuole risparmiare una vita con un bambino malato o, ancora, della società, delle assicurazioni malattie o dello Stato sociale a cui si vogliono risparmiare determinate conseguenze (in particolare di tipo finanziario).

49 H. Haker, Ethik der genetischen Frühdiagnostik. Paderborn: mentis 2002, in particolare pagg. 61-100 e 245-302.