Rapporto esplicativo

Consultazione 2008/14: Modifica della legge sulla medicina della procreazione (diagnosi preimpianto) · 76 pagine

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trattamento della sterilità.» La DPI dovrà invece restare vietata nei casi in cui potrebbe essere utilizzata per escludere lo status di portatore di una malattia ereditaria recessiva, ossia nei casi in cui la predisposizione genetica non può portare a una malattia manifesta; inoltre, essa continuerà a essere vietata ai fini della selezione di caratteristiche che non sono in relazione a una malattia e anche ai fini di una selezione a vantaggio di terzi, ossia per generare un bambino che potrebbe donare cellule, tessuti od organi per una persona malata. La Commissione raccomanda inoltre di fornire alle coppie interessate una consulenza completa che sostenga il loro potere di autodeterminazione e illustri loro le alternative di cui dispongono. Infine, la Commissione esige che l’applicazione della DPI venga valutata sotto il profilo scientifico, sia in vista delle sue conseguenze di lungo periodo per i bambini nati in seguito a questa diagnosi, sia con riferimento alle conseguenze di carattere sociale.

In una seconda presa di posizione in merito alla DPI61, la NEK–CNE ha precisato e in parte confermato la propria posizione. Una minoranza continua a rifiutare in generale la DPI, mentre la maggioranza si dichiara favorevole alla sua autorizzazione. In questo contesto, la DPI dovrà poter essere utilizzata per prevenire gravi malattie e per il trattamento della sterilità; a questo scopo la NEK–CNE raccomanda anche l’abolizione della cosiddetta regola del tre (cfr. n. 1.5.1) nonché del divieto di crioconservazione degli embrioni. Per quanto concerne la questione relativa alla selezione del «figlio salvatore» idoneo, nel suo secondo parere la Commissione appare divisa; circa la metà dei suoi membri si dichiara infatti favorevole a questo impiego del procedimento di diagnosi, mentre l’altro cinquanta per cento è contrario. Mentre nella primo parere relativo alla questione prevaleva ancora l’argomentazione secondo cui una simile selezione implicherebbe una violazione della dignità umana dovuta alla generazione finalizzata di un embrione, il secondo parere conferisce invece un peso maggiore al salvataggio del fratello o della sorella malati. Esso si basa infatti sul parere secondo cui i rischi etici e di abuso potrebbero essere controllati attraverso una regolamentazione giuridica sufficientemente rigida.

Oltre alla NEK–CNE, hanno preso posizione in merito alla DPI anche alcuni gruppi d’interesse. Mentre ad esempio il «Verein Kinderwunsch», l’organizzazione delle coppie e per le coppie con problemi di fertilità, si dichiara favorevole a un’autorizzazione della DPI in caso di malattie inguaribili62, le associazioni di disabili e i loro famigliari assumono invece una posizione più critica al riguardo, intravedendo il pericolo che l’autorizzazione della DPI possa ripercuotersi negativamente sugli sforzi volti a migliorare l’integrazione di queste persone nella nostra società. La possibilità di consentire a determinate condizioni di scartare un embrione malato porterebbe secondo il parere di queste associazioni a una maggiore discriminazione, ad esempio nel caso delle persone affette dalla sindrome di Down (trisomia 21), poiché la loro condizione potrebbe apparire a quel punto evitabile ed essere pertanto rimproverata come una manchevolezza ai loro genitori. In questo senso, l’associazione svizzera dei genitori di persone con disabilità mentali «Insieme» sostiene ad esempio, insieme alle corrispondenti organizzazioni tedesche, austriache e sud-tirolesi, che la DPI genera un alto rischio di stigmatizzazione delle

61 NEK–CNE, Diagnostica preimpianto II, Questioni particolari sulla normativa legale e per la tipizzazione HLA, parere n. 14/2007.

62 www.kinderwunsch.ch/wir/index.html (21.02.2008).