Avamprogetto e rapporto
Consultazione 2008/32: Revisione della legge sul CO2 · 112 pagine
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ne condivisa per raggiungere obiettivi comuni a lungo termine. Questa visione della procedura concertata nel lungo periodo a livello internazionale contempla un obiettivo di riduzione delle emissioni globale che ottempera alle disposizioni e ai principi della Convenzione, in particolare al principio della responsabilità comune ma differenziata, e tiene conto delle possibilità di ciascun Paese. Tale visione è sorretta da rapporti scientifici sui cambiamenti climatici e in particolare dal quarto Rapporto di valutazione del Gruppo intergovernativo di esperti sui cambiamenti climatici (IPCC)
(1) Mitigazione: ulteriori misure di riduzione delle emissioni
Tra i temi discussi nel quadro dei negoziati sul regime climatico internazionale dopo il 2012 figurano la quantificazione degli obiettivi di riduzione e gli strumenti per raggiungerli. Sinora è stata raggiunta un’intesa sui seguenti punti:
• dopo il 2012, i meccanismi di flessibilità saranno rafforzati e la loro qualità migliorata, ma il loro contributo potrà essere computato solo in aggiunta agli sforzi compiuti a livello nazionale (supplementarietà);
• il regime climatico internazionale per il periodo successivo al 2012 continuerà a disciplinare un paniere composto da più gas serra (a quelli contemplati nel Protocollo di Kyoto, ossia CO2, CH4, N2O, HFC, PFC e SF6, se ne potranno aggiungere altri sulla base dei risultati emersi dal quarto Rapporto di valutazione dell’IPCC).
Il Clean Development Mechanism (CDM) consente di sostenere direttamente i Paesi in rapido sviluppo nei loro sforzi per ridurre le emissioni. Si tratta di un meccanismo flessibile che produce un duplice beneficio: ai Paesi in via di sviluppo permette di usufruire delle nuove tecnologie e a quelli industrializzati di ridurre le emissioni a costi inferiori. Da qualche tempo, tuttavia, la credibilità di questo strumento è messa in dubbio, in quanto una parte dei progetti CDM non genera alcuna ulteriore riduzione delle emissioni, né contribuisce in alcun modo allo sviluppo sostenibile nei Paesi ospitanti. Inoltre, la distribuzione geografica dei progetti risulta poco equilibrata: ben il 75 per cento di tutti i progetti CDM, infatti, si concentra in Cina, India e Brasile, ossia in tre Paesi emergenti che, di fatto, nel quadro del regime climatico internazionale dopo il 2012, dovranno a loro volta assumere impegni di riduzione. D’altro canto, vi sono anche progetti CDM qualitativamente validi, che oltre a ridurre le emissioni creano uno sviluppo economico e sostenibile nei Paesi ospitanti.
I Paesi che si assumono un impegno di riduzione sono tenuti a realizzare una parte sostanziale dei tagli alle emissioni sul proprio territorio.25 Tale principio, conosciuto con il termine di supplementarietà, continuerà ad essere applicato senza alcuna specificazione quantitativa.
Le regole per il computo dei pozzi biologici valgono solo per il primo periodo di adempimento e dovranno essere rinegoziate in vista del regime climatico internazionale per il periodo successivo al 2012. Per quanto riguarda l’utilizzazione delle foreste, in futuro occorrerà ridimensionare l’importanza attribuita alla loro prestazione quali pozzi di carbonio e porre maggiormente l’accento sullo sfruttamento sostenibile del legno quale materia prima rinnovabile. Una soluzione potrebbe essere quella di computare lo stoccaggio a lungo termine del CO2 nel legno impiegato nell’edilizia.
Dal punto di vista della riduzione delle emissioni, i pozzi geologici (Carbon Capture and Storage, CCS) presentano un potenziale sensibilmente maggiore rispetto ai pozzi biologi-
25 FCCC/KP/CMP/2005/8/Add.1; Decision 2/CMP1: [The COP/MOP] decides that the use of the mechanisms shall be supplemental to domestic action and that domestic action shall thus constitute a significant element of the effort made by each Party included in Annex I to meet its quantified emission limitation and reduction commitments under Article 3, paragraph 1.