Avamprogetto e rapporto

Consultazione 2008/32: Revisione della legge sul CO2 · 112 pagine

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Lo scopo degli accordi settoriali transnazionali con norme comuni sulle emissioni è quello di ridurre le distorsioni concorrenziali internazionali e di creare incentivi per indurre i Paesi emergenti e in via di sviluppo ad aderirvi. Dal canto loro, le nazioni industrializzate hanno tutto l’interesse a sottoscriverli, in quanto se non tutti i Paesi produttori dovessero sottostare a norme sulle emissioni ugualmente severe, la competitività della propria industria potrebbe risultarne compromessa.

I progetti CDM di alta qualità possono innalzare il livello tecnologico nei Paesi in via di sviluppo. Tuttavia, come mostrano le esperienze degli scorsi anni, sinora il trasferimento di tecnologie mediante progetti CDM non ha raggiunto la portata auspicata.30 In un sistema di scambio delle quote di emissione come quello dell’UE, è possibile effettuare un trasferimento di tecnologie anche tra Stati industrializzati.

(4) Finanziamento

Sinora il Fondo globale per l’ambiente (GEF) ha perlopiù assicurato il finanziamento del regime climatico, mettendo a disposizione dei Paesi in via di sviluppo i mezzi necessari per realizzare progetti di attenuazione dei cambiamenti climatici e di adattamento alle loro conseguenze. Oltre a quello citato, esistono anche altri fondi creati in relazione al regime climatico con lo scopo di sostenere in particolare il trasferimento di tecnologie e le misure di adattamento: è il caso ad esempio del Fondo speciale sui cambiamenti climatici (SCCF) adottato a Marrakesh, del Fondo di adattamento del Protocollo di Kyoto (KPAF) o del Fondo per i Paesi meno avanzati (LDCF). Nel 2008, inoltre, la Banca mondiale ha lanciato altri fondi per il clima dotati di miliardi di dollari e alimentati su base volontaria.

Malgrado i mezzi in dotazione a questi fondi, il fabbisogno globale di finanziamento è lungi dall’essere coperto. A dipendenza della fonte, si stima che occorrerebbe mettere in campo dal decuplo a oltre il centuplo delle risorse attualmente impiegate.31 Il finanziamento delle misure di adattamento, quindi, costituisce un tassello essenziale nei negoziati sul clima. I Paesi in via di sviluppo, in particolare quelli meno avanzati e i piccoli Stati insulari responsabili solo in minima parte dei cambiamenti climatici, subiscono in media le maggiori ripercussioni sul proprio tenore di vita e dipendono dagli aiuti finanziari. Ma anche i Paesi emergenti e quelli industrializzati chiedono l’incremento dei mezzi attualmente disponibili e la creazione di nuovi strumenti di finanziamento in grado di coprire i bisogni sia dei Paesi in via di sviluppo che i loro.

Nel 2006, la Svizzera ha proposto di finanziare l’adattamento ai cambiamenti climatici mediante l’introduzione di una tassa globale sulle emissioni di CO2 (cfr. 3.2.10, (4) Collaborazione internazionale), prelevata secondo il principio “chi inquina paga”. Proposte analoghe sono state avanzate anche da altri Paesi. Tra queste, la proposta norvegese di vendere all’asta una piccola percentuale dei diritti di emissione ha riscontrato un notevole interesse.

Punto della situazione sui negoziati internazionali

Dall’approvazione della roadmap di Bali nel dicembre del 2007, i negoziati si sono fatti più serrati in vista della Conferenza sul clima in programma a Copenhagen nel dicembre del 2009. Nel corso dei negoziati si sono delineate tre diverse posizioni di fondo:

30 Seres (2007): Analysis of Technology Transfer in CDM Projects. Prepared for the UNFCCC Registration & Issuance Unit CDM/SDM. Montreal, Canada. Dicembre 2007.

31 Behrens, Arno (Version as of 22.9.2008): Financial Impacts of Climate Change: What Scale of Required Resources. Background Paper for the Fifth ECP Seminar.