Rapporto esplicativo

Consultazione 2010/63: Modifica della legge sulle banche (too big to fail, TBTF) · 71 pagine

Fedlex · Rapporto esplicativo · Pagina 56Fedlex · Rapporto esplicativo

3.3 Ripercussioni sull’economia

3.3.1 Problematiche legate al principio «too big to fail»

La problematica «too big to fail» impedisce a fondamentali meccanismi di mercato di funzionare, o di funzionare sufficientemente. In casi estremi può persino andare oltre la capacità finanziaria dello Stato. Al riguardo si possono identificare le seguenti problematiche:

Azzardo morale (moral hazard): la garanzia implicita che lo Stato fornisce alle banche classificate come «too big to fail» costituisce un problema di responsabilità: mentre gli utili delle banche «too big to fail» vengono riscossi a livello privato, lo Stato ‒ e quindi la collettività ‒ devono farsi in parte carico delle perdite che le banche in questione subiscono durante una crisi. Questa circostanza induce le banche a correre rischi troppo elevati. La regolamentazione «too big to fail» è adeguata a influenzare la propensione al rischio dei manager e degli investitori in titoli bancari. Le misure centrali della nuova normativa sono costituite dall’impegno dello Stato a evitare di soccorrere in futuro una banca e a «minacciarla» in modo credibile di lasciarla fallire. Esse dovrebbero quindi diminuire la propensione al rischio dei manager, che a loro volta dovrebbero indurre i fornitori di capitale proprio e di capitale di terzi a esigere maggior trasparenza sui rischi e un adeguato premio per il rischio. Nel complesso, la regolamentazione «too big to fail» riduce quindi l’azzardo morale generato dalla garanzia implicita o di fatto fornita dallo Stato.

Sussidio: sotto il profilo economico la garanzia dello Stato è paragonabile a un sussidio. Grazie ad essa, gli impegni della banca risultano più sicuri e ottengono quindi un rating migliore. Un banca di rilevanza sistemica beneficia pertanto sul mercato di una riduzione sui suoi costi del capitale di terzi, poiché in caso di crisi è salvata dallo Stato e i fornitori di capitale non sono indennizzati per i rischi assunti. Tuttavia, in caso di crisi questo risparmio non è restituito all’assuntore del rischio, in prima linea il contribuente. Quest’assicurazione implicita induce quindi la banca ad assumere rischi maggiori di quelli che economicamente potrebbe permettersi.

Distorsione della concorrenza: in un’ottica di mercato, la riduzione dei costi del capitale di terzi è problematica, dal momento che consente alle banche «too big to fail» di rifinanziarsi più economicamente delle altre. Questo può significare che la garanzia dello Stato e la conseguente riduzione dei costi di rifinanziamento possono favorire rispetto alla concorrenza proprio una banca considerata controproducente per l’economia nazionale in quanto «too big to fail». Questa circostanza induce la banca a espandersi ulteriormente, accrescendo la problematica in questione. Un sussidio produce una distorsione della concorrenza e costi economici. Non appena il meccanismo di sanzione del mercato attuato dalle misure proposte entrerà in funzione, anche il livello dei rischi aziendali si normalizzerà. In questo modo si contribuisce a eliminare la distorsione della concorrenza generata dalla garanzia implicita dello Stato.

Cambiamento strutturale: la garanzia dello Stato comporta un ulteriore problema, in quanto ostacola il cambiamento strutturale necessario all’economia. Affinché un’economia nazionale possa funzionare a lungo termine è indispensabile che le imprese che gestiscono male i propri affari siano eliminate dal mercato e che ne possano subentrare delle nuove. Questo cambiamento strutturale è essenziale ai fini di una crescita durevole dell’economia. In virtù della garanzia implicita dello Stato, finora le imprese di rilevanza sistemica mal gestite non erano costrette a lasciare il mercato; questo pur impedendo un ricambio strutturale economicamente benefico e riducendo quindi la crescita di lungo periodo.