Rapporto sui risultati

Consultazione 2013/27: Riforma della previdenza per la vecchiaia 2020 · 105 pagine

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(insieme a LU) che si esaminino altre possibili fonti di finanziamento. Per VD, un aumento di un punto percentuale dell’IVA sarebbe accettabile soltanto nel caso estremo, mentre il secondo aumento sarebbe assolutamente inaccettabile, poiché diminuirebbe il potere d’acquisto indebolendo l’economia. VD ipotizza altre fonti di finanziamento, ad esempio un aumento dell’aliquota dell’imposta preventiva o una soluzione consistente nel destinare all’AVS, a partire dal 2017, lo 0,3 per cento dell’IVA attualmente destinato all’AI. Per di più, un lieve aumento delle deduzioni salariali non deve essere escluso a priori. UR chiede che si esamini come opzione la possibilità di aumentare l’età di pensionamento di uomini e donne al di là dei 65 anni. ZG auspica un aumento dell’età di riferimento a 67 anni anziché un aumento dell’IVA e si di chiara favorevole soltanto al primo aumento di un punto percentuale, mentre il secondo aumento dovrebbe essere subordinato a un aumento dell’età di riferimento oltre i 65 anni. Eventuali aumenti dell’IVA dovrebbero essere consentiti soltanto temporaneamente.

TG si pronuncia sull’accoppiamento alle altre misure di riforma e si dichiara espressamente favorevole a tale soluzione. Diversi Cantoni considerano che convenga, come primo passo, anteporre a un aumento dell’aliquota IVA l’armonizzazione dell’età di riferimento e l’introduzione di restrizioni nelle rendite per i superstiti (JU, GR, AI, SZ, LU, BL).

GE propende per un aumento lineare dell’IVA, mentre BS, NE e VS considerano preferibile un aumento proporzionale.

Partiti politici e sezioni di partito

Il pvl apprezza che si intenda colmare una lacuna a livello di finanziamento facendo leva su un’imposta sul consumo come l’IVA piuttosto che continuare ad aumentare i costi del lavoro nuocendo all’economia e gravando sui redditi. Il PPD è favorevole a un aumento moderato dell’IVA purché serva a evitare un inutile aumento dei contributi salariali. Il PSS non si oppone a priori a un aumento proporzionale dell’aliquota IVA, in quanto si tratta di una soluzione fondata sulla solidarietà intergenerazionale, ma preferirebbe che si introducesse un’imposta sulle successioni (come rivendicato con l’iniziativa popolare «Tassare le eredità milionarie per finanziare la nostra AVS (Riforma dell'imposta sulle successioni)»); come possibilità aggiuntiva si potrebbero aumentare i contributi salariali. Il PEV non è disposto ad accettare un aumento dell’IVA senza necessità e accetterebbe di appoggiare un aumento moderato dell’IVA (dell’1 % al massimo) soltanto qualora le entrate generate dalla previa introduzione di un’imposta sulle successioni fossero insufficienti e l’immigrazione non bastasse a compensare l’evoluzione demografica. Per il PEV è comunque chiaro che un aumento dell’IVA è sempre preferibile a un aumento dei contributi sui salari. Il PES è favorevole a un aumento proporzionale dell’1 per cento dell’aliquota IVA, poiché si tratta di una misura che tocca tutte le generazioni, ma propende comunque per un finanziamento misto dell’AVS: oltre all’IVA, che rappresenta una soluzione da usare con moderazione, occorre trovare altre entrate fiscali, ad esempio un’imposta sulle successioni prelevata sui grandi patrimoni o un aumento delle imposte riscosse su alcol e tabacco. Può entrare in considerazione anche un aumento dei contributi salariali. Il PBD accetterebbe un aumento moderato dell’IVA mentre sarebbe contrario a un’estensione dei contributi (sui salari). A parer suo, l’aumento dell’IVA dovrebbe avvenire gradatamente ed essere subordinato a chiare condizioni; un eventuale aumento «per riserva» sarebbe sicuramente un elemento che rischierebbe di far naufragare la riforma. Il PLR è d’accordo con un aumento massimo dell’IVA dello 0,6 per cento, ma soltanto se vincolato a una flessibilizzazione e armonizzazione dell’età di pensionamento per uomini e donne (non necessariamente combinate con un adeguamento delle rendite di vedova). Appoggerebbe un ulteriore aumento dello 0,4 per cento al massimo, purché sia imperativamente vincolato a un graduale innalzamento dell’età di pensionamento fino a un massimo di 24 mesi. L’UDC è contraria a qualsiasi aumento d’imposta e quindi anche a un aumento dell’IVA. Auspica invece che il punto percentuale supplementare prelevato dal 1° gennaio 1999 venga interamente