Rapporto sui risultati

Consultazione 2013/87: 13.435 Iv.pa. Controprogetto indiretto all'iniziativa popolare «Basta con l'IVA discriminatoria per la ristorazione!» · 19 pagine

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Il Partito borghese-democratico Svizzero (PBD) respinge fermamente il controprogetto, non ritenendolo un vero controprogetto all’iniziativa popolare. Considerando che l’obiettivo

dell’iniziativa consisterebbe nel ridurre l’aliquota IVA applicata al settore della ristorazione al fine di renderlo più competitivo, il PBD sottolinea che la sua intenzione non è quella di creare privilegi di sorta o sussidi per la ristorazione, bensì di sopprimere le ingiustizie esistenti. Ritiene infatti che tutti gli operatori dovrebbero essere sottoposti alle medesime condizioni e che un settore e i suoi clienti non dovrebbero essere svantaggiati. Un aumento dell’aliquota IVA sugli alimenti caldi non favorirebbe la ristorazione, ma creerebbe soltanto maggiore burocrazia e penalizzerebbe soprattutto i consumatori. Le distorsioni della concorrenza tra i due settori diminuirebbero, ma sarebbe violato il principio dell’uguaglianza all’interno del settore del take-away. Per contro, l’introduzione di un’aliquota speciale per la ristorazione permetterebbe almeno di minimizzare le attuali discriminazioni (cfr. n. 4.3.1).

Il Partito popolare democratico svizzero (PPD) respinge risolutamente il controprogetto nella sua forma attuale. A suo avviso, non si tratterebbe di un vero controprogetto all’iniziativa di Gastrosuisse, poiché sarebbe contrario all’intento e all’obiettivo dell’iniziativa. Se, come ritiene il PPD, l’iniziativa chiede una riduzione dell’aliquota dell’IVA al fine di incrementare la competitività del settore della ristorazione, l’aumento dell’IVA sui piatti caldi da asporto non favorirebbe né le aziende gastronomiche né il settore del take-away e non farebbe che penalizzare i consumatori. Ne pagherebbe lo scotto in particolare la clientela degli esercizi takeaway, che necessita di prezzi bassi, come una famiglia che ordina una pizza per strada o gli studenti che vogliono consumare velocemente un pasto caldo a mezzogiorno.

Il Partito evangelico svizzero (PEV) non intravede nessuna discriminazione ai danni del settore della ristorazione per quanto attiene all’IVA e non ritiene pertanto necessario un controprogetto indiretto. Inoltre, per una distinzione sotto il profilo fiscale, ritiene inopportuno il criterio dei piatti caldi e freddi.

Il Partito liberale radicale (PLR) respinge il controprogetto della CET-N rinviando agli argomenti addotti dalla minoranza della Commissione in merito al rapporto posto in consultazione. In generale, il PLR si pronuncia contro l’iniziativa popolare e il controprogetto indiretto della CET-N perché non ritiene appropriato aggiungere ulteriori eccezioni, problemi di delimitazione e meccanismi ancora più complessi nella prassi. Soltanto il modello dell’aliquota unica, respinto dal Parlamento, risolverebbe tutti i problemi esistenti, in particolare quello della discriminazione avvertita dal settore della ristorazione.

Il Partito socialista svizzero (PSS) respinge il controprogetto indiretto della CET-N nella forma attuale. Ritiene infatti che, sebbene la linea di demarcazione tra aziende gastronomiche e take-away non sia del tutto soddisfacente, il disegno proposto non farebbe che complicare ulteriormente il diritto in materia di imposta sul valore aggiunto introducendo un nuovo criterio estremamente discutibile per la definizione dell’aliquota d’imposta applicata agli alimenti e, nel contempo, contraddittorio rispetto al principio costituzionale dell’uguaglianza giuridica. La disparità di trattamento fiscale tra le prestazioni della ristorazione e quelle di take-away non sarebbe di per sé infondata. L’acquisto di un alimento per strada equivarrebbe molto di più all’acquisto di una derrata alimentare, e perciò a un fabbisogno di base esonerato

dall’imposta, che non a un pasto consumato in un ristorante.

L’Unione democratica di centro (UDC) respinge il controprogetto in quanto esso auspica un aumento dell’imposta per le prestazioni di take-away. Benché riconosca in linea di massima che la diversità di trattamento fiscale tra le prestazioni della ristorazione e quelle di takeaway possa sembrare scorretta agli occhi delle aziende gastronomiche, ritiene che un aumento dell’aliquota fiscale ridotta non sarebbe una soluzione efficace a questo problema. La situazione attuale, insoddisfacente per le imprese della ristorazione assoggettate all’aliquota