Rapporto esplicativo

Consultazione 2013/94: Passaggio dal sistema di promozione a un sistema di incentivazione / Varianti per un sistema di incentivazione nel settore dell'energia · 162 pagine

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9.3.1 Neutralità di bilancio mediante un adeguamento della parte destinata alla ridistribuzione forfettaria

La soluzione più semplice consiste nel prelevare dai proventi della tassa sull’energia gli importi necessari a colmare le perdite nei canali di ridistribuzione, riducendo la ridistribuzione forfettaria in modo che la totalità degli importi ridistribuiti (forfettariamente o mediante riduzione di imposte o tasse) corrisponda alla totalità dei proventi della tassa sull’energia.

All’inizio, la quota destinata alla ridistribuzione forfettaria dovrebbe essere sovradimensionata per tenere in considerazione una futura riduzione. Infatti, per compensare l’impatto regressivo della tassa, è importante destinare alla ridistribuzione forfettaria una parte sufficiente dei proventi della tassa sull’energia (vedi cap. 6).

Questa soluzione non può essere praticata se la separazione tra tasso di crescita dei proventi della tassa sull’energia e tasso di crescita della lacuna creata dalle riduzioni concesse su tasse o imposte, da colmare con i proventi della tassa, risulta essere transitoria (vedi nota 115). In effetti, se la separazione è permanente, la perdita da colmare crescerà sempre più rapidamente rispetto ai proventi della tassa sull’energia e quindi per garantire la neutralità di bilancio non basterà ridurre la quota destinata alla ridistribuzione forfettaria.

9.3.2 Riduzione dei contributi AVS

Attualmente una parte dei proventi della tassa sul CO2 è ridistribuita alle imprese in funzione della loro massa salariale AVS. Questo canale è simile a una ridistribuzione forfettaria alle imprese, mentre la ridistribuzione pro capite alla popolazione passa attraverso una riduzione dei premi della cassa malati. A breve termine è improbabile che le imprese versino parte di questa ridistribuzione ai dipendenti sotto forma di aumenti di salario. È probabile che la riduzione del costo globale del lavoro incentivi determinate imprese ad assumere personale.

Tuttavia, c’è un rischio elevato che il ristorno non venga realmente considerato nelle decisioni di assunzione. A lungo andare, tuttavia, la diminuzione del costo del lavoro potrà essere integrata nelle decisioni di assunzione e indurre un aumento dell’occupazione. Questo fenomeno potrebbe determinare un aumento dei salari.

A differenza del sistema attuale, con la nuova soluzione la riduzione delle aliquote di contribuzione andrebbe a vantaggio non solo dei datori di lavoro, ma anche dei dipendenti e degli indipendenti e quindi produrrebbe un effetto di incentivazione più diretto117. Tuttavia, per garantire una neutralità di bilancio duratura a seguito della ridistribuzione, conviene operare una riduzione dell’aliquota effettiva mantenendo l’aliquota di contribuzione stabilita dalla legge federale del 20 dicembre 1946 su l’assicurazione per la vecchiaia e per i superstiti (LAVS; RS 831.10). Le aliquote legali previste dalla LAVS non subirebbero dunque alcuna modifica. Il ristorno, e di conseguenza le aliquote effettive, sarebbero invece fissati in funzione del gettito della tassa sull’energia118. La differenza tra aliquota legale e aliquota effettiva potrebbe

117 I dipendenti che conseguono un reddito più elevato e quindi pagano importi più consistenti a titolo di contributi AVS trarrebbero maggiori benefici dal ristorno. Ma non tutti i proventi della tassa sull’energia sarebbero ridistribuiti attraverso il canale dell’AVS o di altre tasse e imposte. In parte sarebbero ridistribuiti in modo forfettario proprio per evitare un impatto regressivo sulla distribuzione dei redditi.

118 Per un sovvenzionamento di questo tipo bisognerebbe introdurre nel diritto fiscale una base legale che attribuisca al Consiglio federale la competenza di ridefinire di volta in volta il sovvenzionamento accordato.