Rapporto esplicativo

Consultazione 2015/120: Programma di stabilizzazione 2017-2019 · 101 pagine

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Rapporto

1 Punti essenziali del progetto

1.1 Contesto politico-finanziario

Solo il 20 agosto 2014, quando il Consiglio federale aveva licenziato il Piano finanziario 2016−2018, il rispetto delle direttive del freno all’indebitamento non sembrava costituire una sfida particolare. Le eccedenze strutturali proiettate ammontavano a 200 milioni per il 2016, a 1,2 miliardi per il 2017 e a 2,7 miliardi per il 2018.

Sei mesi più tardi, nel mese di febbraio del 2015, era già chiaro che l’evoluzione delle entrate non avrebbe potuto rispettare i valori indicati nella vigente pianificazione. Il risultato dei conti del 2014 mostrava chiaramente che dall’avvento della crisi economica e finanziaria le entrate dell’imposta federale diretta avevano perso in dinamica. A ciò si aggiungeva l’abbandono della soglia minima di cambio francoeuro da parte della Banca nazionale svizzera (BNS) e, di conseguenza, un netto peggioramento delle prospettive congiunturali per la Svizzera. Il cambio di rotta della politica monetaria della BNS non ha provocato soltanto un indebolimento della crescita economica reale, ma anche una marcata e persistente flessione del rincaro. Così, dopo la decisione della BNS, le previsioni in materia di creazione di valore aggiunto nominale sono stati riviste al ribasso fino alla soglia del 5 per cento rispetto al Piano finanziario 2016−2018.

Nel contempo anche le stime relative alle entrate hanno dovuto essere adeguate ai nuovi indicatori economici. Mentre nel caso dell’IVA l’adeguamento corrispondeva all’incirca al calo della creazione nominale di valore aggiunto, nel caso dell’imposta federale diretta la correzione si è rivelata più incisiva. La base di calcolo di questa imposta non è determinata unicamente dalla creazione interna di valore aggiunto, ma comprende anche gli utili realizzati all’estero dalle imprese con statuto fiscale cantonale. Un apprezzamento della moneta locale porta a un’ulteriore riduzione degli utili tassati in franchi svizzeri. Il gettito dell’imposta federale diretta è stato dunque doppiamente colpito dalla decisione della BNS: da un lato, infatti, essa ha avuto ripercussioni negative sull’evoluzione congiunturale e, dall’altro, ha ridotto i margini di utile delle imprese e il valore degli utili trasferiti in Svizzera. Nel complesso, in poco meno di un anno, le stime delle entrate per gli anni 2017 e 2018 sono state ridotte di quasi 5 miliardi, ovvero del 7 per cento.

Queste minori entrate sono state compensate solo in parte dal freno all’indebitamento. L’aumento del coefficiente congiunturale ha reso possibile un deficit congiunturale, ma solo nella misura dell’indebolimento economico reale della congiuntura. Il rincaro negativo generato dall’abbandono della soglia minima di cambio franco-euro non viene per contro compensato dal freno all’indebitamento. Nel complesso il margine di manovra è aumentato di 1 miliardo nel 2016 e di 0,4 miliardi nell’anno successivo.

La revisione delle previsioni congiunturali non ha determinato soltanto un calo delle entrate per le finanze federali, ma anche sgravi sul fronte delle uscite. Così, le previsioni più basse relative alle entrate comportano una riduzione delle quote dei Cantoni e delle assicurazioni sociali alle relative entrate. I valori più bassi degli indici economici (rincaro, crescita reale del PIL, corsi di cambio, tassi d’interesse) hanno inoltre reso possibile una correzione delle stime anche nel caso di varie altre voci di