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Consultazione 2015/79: Rapporto del Consiglio federale sulla politica di sicurezza della Svizzera · 94 pagine
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Rapporto sulla politica di sicurezza 2016 (progetto) Pagina 47 _____________________________________________________________________________________
2.3.7 Ulteriori ambiti della collaborazione internazionale
Così come l’Interpol nella lotta contro la criminalità organizzata, altre organizzazioni attive a livello globale svolgono un ruolo importante per quanto riguarda determinate minacce. Lo stesso dicasi per gli accordi multilaterali, in particolare nell’ambito del controllo degli armamenti e del disarmo. Le organizzazioni internazionali con un influsso indiretto sulla sicurezza, come ad esempio l’Organizzazione internazionale per le migrazioni, non vengono considerate nel presente rapporto.
Controllo degli armamenti e disarmo
Il controllo degli armamenti e il disarmo contribuiscono idealmente a ridurre i costi della prontezza militare, la probabilità di conflitti armati nonché le conseguenze devastanti di quest’ultimi. Da soli non sono in grado di impedire o risolvere conflitti, ma possono rafforzare altri strumenti di prevenzione, gestione delle crisi e ricostruzione post-conflittuale. I relativi accordi – se il loro rispetto viene accuratamente controllato – possono creare fiducia, ridurre il livello degli armamenti e limitare o addirittura proibire determinate categorie di armi.
La Svizzera, in linea con la sua tradizione umanitaria, si impegna a favore di accordi multilaterali che oltre alla sicurezza, alla stabilità e alla libertà mirano anche a rafforzare il rispetto del diritto internazionale umanitario e dei diritti dell’uomo, a mitigare le sofferenze causate dai conflitti armati, a proteggere la popolazione civile e a promuovere in generale la sicurezza umana.
Armi di distruzione di massa
Con «armi di distruzione di massa» sono intese le armi chimiche, biologiche, radiologiche e nucleari. Per quanto riguarda queste armi, esistono diversi accordi multilaterali e bilaterali (Russia-USA). Dal 2010 sono stati fatti progressi unicamente in due ambiti: l’arsenale dichiarato di armi chimiche della Siria è stato eliminato e tra i cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’ONU (più la Germania) e l’Iran è stato stipulato un accordo. Quest’ultimo limita le attività nucleari dell’Iran e prevede in compenso la revoca delle attuali sanzioni.
Tra Russia e USA non sono stati stipulati nuovi accordi in merito alla limitazione o alla diminuzione delle rispettive armi nucleari; le forti tensioni tra Russia e Occidente, inasprite dalla situazione in Ucraina, rendono improbabili ulteriori accordi di questo genere nei prossimi anni. Anche gli altri Stati in possesso di armi nucleari seguono la logica della deterrenza nucleare modernizzando o addirittura ampliando i propri arsenali. Per quanto riguarda il rischio di un impiego involontario o affrettato di armi nucleari, il loro numero è probabilmente meno rilevanti rispetto allo stato di prontezza in cui vengono mantenute. Alcuni Stati dotati di armi nucleari mantengono il proprio arsenale, o parti di esso, pronto a essere impiegato in pochi minuti.
Per quanto riguarda le armi chimiche e biologiche, vi sono due esigenze principali: la migliore attuazione degli accordi esistenti e gli sforzi volti a promuovere l’adesione di altri Stati a tali accordi, affinché diventino universali. Nel caso delle armi chimiche ci sono due sfide principali: concludere la distruzione comprovata dei rimanenti arsenali di armi chimiche (tra l’altro di Russia e USA) e impedire il riaccendersi di questa minaccia, in particolare nel Vicino Oriente. Per quanto riguarda le armi biologiche si intende integrare l’accordo per il divieto di queste armi con misure volte a rafforzare la fiducia nonché esaminare sistematicamente le ripercussioni sulla sicurezza internazionale della rapida evoluzione nel campo delle biotecnologie.