Progetto

Consultazione 2015/79: Rapporto del Consiglio federale sulla politica di sicurezza della Svizzera · 94 pagine

Fedlex · Progetto · Pagina 51Fedlex · Progetto

Rapporto sulla politica di sicurezza 2016 (progetto) Pagina 51 _____________________________________________________________________________________

offrire, mediante i propri strumenti, soluzioni per le sfide attuali e future. Se non è in grado di reagire a sviluppi determinanti, la capacità di agire e l’efficacia andranno persi.

Oltre alla capacità di evolvere e di adeguarsi, è importante anche il principio della continuità: una politica di sicurezza credibile deve essere orientata al lungo termine e deve attuare gli adeguamenti necessari in modo chiaro, altrimenti vi è il pericolo che perda l’appoggio della popolazione. Per la politica di sicurezza della Svizzera ciò significa che saranno mantenuti gli elementi fondamentali della politica di sicurezza che risultano tuttora orientati al futuro, mentre saranno adeguati o abbandonati gli elementi obsoleti.

Come in ogni ambito politico, anche per quanto riguarda la politica di sicurezza la Svizzera ha un’autoconsapevolezza sviluppatasi nel corso della storia che influenza l’impostazione della politica. Ciò include l’autopercezione di essere un Paese economicamente forte e con importanti contatti a livello internazionale, nelle cui relazioni e attività internazionali l’universalità e la neutralità svolgono un ruolo fondamentale. La Svizzera si è posizionata come attore globale disposto a contribuire alla stabilità anche oltre i propri interessi più stretti, ad esempio mediante buoni uffici e mediazioni, la promozione dei diritti dell’uomo, il promovimento della pace con mezzi civili e militari e la cooperazione allo sviluppo. Tale posizionamento è parte integrante dell’orientamento fondamentale in materia di politica di sicurezza della Svizzera.

In determinati ambiti della politica di sicurezza esterna la Svizzera si è tuttavia imposta un certo riserbo, in particolare nell’ambito militare. Negli ultimi 20 anni, ovvero dopo la fine della Guerra fredda, la Svizzera ha adeguato e ampliato la propria collaborazione in materia di politica di sicurezza con altri Stati e organizzazioni. Non facendo parte né della NATO né dell’UE, il nostro Paese presenta tuttavia una situazione di partenza in materia di politica di sicurezza diversa dalla maggior parte degli Stati del contesto più immediato.

La Svizzera fa parte di quegli Stati che non ritengono l’esercito uno strumento per perseguire obiettivi e interessi egemonici oltre i confini nazionali. L’esercito deve tuttavia essere ben addestrato ed equipaggiato per la difesa, l’appoggio sussidiario delle autorità civili e il promovimento militare della pace.

La politica di sicurezza della Svizzera non è tuttavia orientata unicamente verso l’interno – e questo già da diversi decenni. Già prima della fine della Guerra fredda vi era una cosiddetta «componente allargata», la quale, mediante l’impegno all’estero, aveva lo scopo di ridurre i rischi per la Svizzera in materia di sicurezza. In seguito questo aspetto della politica di sicurezza è stato intensificato. Negli ultimi tre decenni vi è quindi stata un’apertura in tal senso: all’inizio degli anni novanta la Svizzera ha incominciato ad appoggiare impieghi per il promovimento della pace su mandato dell’ONU, ha aderito alle sanzioni dell’ONU ‒ e in seguito alle sanzioni internazionali dell’UE nei confronti di Stati illegittimi ‒ e ha consentito l’attraversamento o il sorvolo del territorio svizzero a truppe con un mandato del Consiglio di sicurezza dell’ONU. A ciò si sono aggiunte – tramite la partecipazione al Partenariato per la pace – un rapporto strutturato con la NATO, senza tuttavia l’intenzione di aderirvi, e partecipazioni ad hoc a impieghi per la pace dell’UE. Nel frattempo tali elementi sono diventati una componente fondamentale della politica di sicurezza della Svizzera; la cooperazione internazionale prosegue ormai da almeno 60 anni se, ad esempio, si prende in considerazione l’invio di osservatori militari per la sorveglianza dell’armistizio in Corea (insieme alla Svezia, alla Polonia e all’allora Cecoslovacchia).

Per quanto riguarda la politica di sicurezza, da oltre mezzo secolo la Svizzera persegue un compromesso tra autonomia e integrazione. Essa ha descritto tale compromesso come sicurezza attraverso la cooperazione. Ciò significa che la Svizzera aspira a una cooperazione efficace ed efficiente all’interno del Paese nonché – ovunque lo ritenga necessario o opportuno dal punto di vista della politica di sicurezza – anche con altri Stati e organizzazioni, allo scopo di prevenire o respingere, congiuntamente e in modo tempestivo, minacce e pericoli. Sulla base di tale principio la Svizzera ha perseguito l’obiettivo di reagire, mediante una collaborazione