Rapporto esplicativo
Consultazione 2018/21: Rapporto sull'efficacia della perequazione finanziaria tra Confederazione e Cantoni 2016-2019, comprese proposte di modifica della legge federale concernente la perequazione finanziaria e la compensazione degli oneri (LPFC) · 178 pagine
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Rapporto sull’efficacia della perequazione finanziaria tra Confederazione e Cantoni
condotto delle analisi empiriche (AFF 2018). Con vari metodi quantitativi ha pertanto indagato se i frontalieri fossero all’origine di oneri diretti sotto forma di uscite più elevate per Cantoni e Comuni. Lo studio ha preso in esame i settori di compiti in cui i Cantoni interessati segnalano i maggiori oneri, ossia: sicurezza pubblica, trasporti, educazione, sicurezza sociale ed economia nazionale. Mediante analisi di correlazione e di regressione, le uscite sono state messe a con- fronto con il numero dei frontalieri. Le verifiche evidenziano come il numero dei frontalieri sia fortemente influenzato dall’andamento congiunturale. Sul piano empirico, però, le analisi non possono documentare un nesso sistematico tra il numero dei frontalieri e le uscite di Cantoni e Comuni. Occorre tuttavia rilevare come le osservazioni a disposizione fossero talora esigue, particolare che riduce la significatività dei risultati. Per questa ragione è stato poi effettuato un calcolo approssimativo, che metteva in relazione i costi potenziali dei frontalieri con le entrate derivanti dalla loro tassazione. Per determinare tali costi, si è fatto riferimento ai settori di com- piti trasporti, ordine pubblico e sicurezza, economia nazionale. Infatti si può presupporre che i frontalieri causino costi ai Cantoni e ai Comuni prevalentemente in questi settori di compiti, soprattutto per il maggiore utilizzo dell’offerta di trasporti e per l’aumento dei costi legati alla vigilanza sul mercato e alla polizia. Alla base della scelta vi era una stima dei costi del Cantone Ticino in materia. Per il calcolo si è ipotizzato che le uscite pro capite nei settori di compiti rile- vanti per i frontalieri fossero uguali a quelle per la popolazione residente. I risultati potrebbero pertanto rappresentare tendenzialmente un limite superiore. Per il Cantone Ticino e i Cantoni di Ginevra e Basilea Città (ossia quelli con il maggior numero di frontalieri) si evince che il rap- porto tra i costi potenziali così calcolati e le effettive entrate fiscali è cresciuto dal 2008 e nel 2013 ha oscillato tra il 20 e il 30 per cento. Ciò significa che il fattore delta del 25 per cento applicato attualmente è compatibile con il calcolo approssimativo.
Fino a questo momento si è parlato soltanto dei costi diretti. Non è però da escludere che i fron- talieri causino costi indiretti. Il Cantone Ticino, dove i frontalieri rappresentano circa un terzo degli occupati, segnala in particolare le ripercussioni sul mercato del lavoro. Per via del numero dei frontalieri in forte crescita si temono infatti effetti di spiazzamento e pressione sui salari. A oggi, tuttavia, le analisi empiriche non hanno potuto documentare alcun effetto di questo tipo. Cionondimeno, anche qualora l’impatto negativo dovesse avere un certo peso, sarebbe impossibile sorvolare sugli effetti positivi dei frontalieri per l’attività economica dei Cantoni interessati. Senza frontalieri, il PIL nei Cantoni di confine sarebbe notevolmente più basso. Del resto, tutte le eventuali conseguenze negative (ma anche positive) sul mercato del lavoro dovu- te al numero crescente dei frontalieri vengono prese in considerazione nella determinazione del potenziale di risorse. Un calo delle retribuzioni a causa della pressione sui salari si tradurrebbe così in una diminuzione del potenziale di risorse.
In generale occorre osservare che i risultati delle analisi non indicano alcuna necessità di ade- guare il fattore delta. La ponderazione dei redditi dei frontalieri al 75 per cento tiene pressoché conto dei costi da essi causati. Considerata la situazione, non appare giustificata un’ulteriore riduzione. In alternativa al fattore delta è stata da più parti proposta l’integrazione dei frontalie- ri nella popolazione residente. Tale richiesta è stata espressa nella mozione 14.3133 (Nidegger, Perequazione finanziaria intercantonale. Correggere la distorsione che penalizza i Cantoni di confine), che il Consiglio nazionale ha respinto in data 8 marzo 2016. Nel parere sulla mozione Nidegger, il Consiglio federale ha sottolineato che aggiungendo i frontalieri al numero di abi- tanti diminuirebbe in generale il potenziale di risorse pro capite, sebbene i redditi dei frontalieri rappresentino poco più del quattro per cento del potenziale di risorse nella media svizzera. Ciò agevolerebbe notevolmente i Cantoni di confine rispetto agli altri. Va poi aggiunto che i fron- talieri vengono già considerati nell’indicatore delle città polo per la perequazione dell’aggravio sociodemografico, ma al riguardo è doveroso precisare che ne approfittano solo i Cantoni di Ginevra e Basilea Città mentre il Cantone Ticino non si può rivalere degli oneri delle città polo. L’integrazione dei frontalieri nella popolazione residente comporterebbe inoltre una disparità