Rapporto esplicativo

Consultazione 2018/48: Stabilizzazione dell'AVS (AVS21) · 116 pagine

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vedimenti per preservare le conquiste dall’assicurazione e garantirne l’equilibrio finanziario. Questo problema è ben noto già da tempo. L’ultima riforma dell’assicurazione risale al 1997, quando è entrata in vigore la 10a revisione dell’AVS. Questa revisione ha rappresentato una tappa importante nello sviluppo dell’assicurazione, in particolare perché ha contribuito a ridurre le disparità di trattamento tra donne e uomini e a tener meglio conto dell’evoluzione dei ruoli in seno alla famiglia; essa ha inoltre introdotto l’attuale regime di pensionamento flessibile. Successivamente sono state apportate solo modifiche circoscritte, di carattere tecnico. Da 20 anni, tutte le ampie riforme che avrebbero potuto contribuire ad adeguare l’assicurazione sia all’evoluzione demografica che alle mutate esigenze della società sono fallite. L’ultima in ordine di tempo è la Previdenza per la vecchiaia 2020, respinta dal Popolo e dai Cantoni il 24 settembre 2017.

1.1 Necessità d’intervento nell’ambito della previdenza per la vecchiaia obbligatoria

Dopo il rifiuto della riforma Previdenza per la vecchiaia 2020 la necessità d’intervento nell’ambito della previdenza per la vecchiaia obbligatoria non è diminuita, anzi, si è addirittura rafforzata. Infatti, più si tarderà ad adottare misure per riequilibrare i conti, maggiori saranno le lacune da colmare. D’altro canto, la necessità d’intervento è stata ampiamente riconosciuta in occasione della votazione popolare, in particolare per quanto concerne l’AVS. Secondo gli attuali scenari finanziari, tra il 2021 e il 2030 il deficit di ripartizione raggiungerà complessivamente 43 miliardi di franchi. Questo significa che, se fino ad allora non saranno presi provvedimenti, il grado di copertura delle uscite dell’AVS da parte del Fondo di compensazione non sarà sufficiente per garantire il pagamento delle rendite. Già dal 2021–2022, il Fondo sarà costretto a ridurre i suoi attivi e a perseguire una politica di disinvestimento per circa 100 milioni di franchi al mese; negli anni successivi, questo importo mensile dovrebbe essere addirittura superiore. In altre parole, l’assicurazione non sarà più in grado, come in questi ultimi anni, di ottenere risultati d’investimento interessanti e, non appena le riserve non saranno più sufficienti, non potrà più realizzare alcun rendimento.

Nel 2° pilastro il livello dei tassi d’interesse è bassissimo, in particolare dal 2011, e il rendimento degli investimenti non è sufficiente per finanziare le rendite degli istituti di previdenza che offrono prestazioni vicine al minimo legale LPP. La vigente aliquota minima di conversione LPP (6,8 %) implica un rendimento medio atteso di circa il 5 per cento nel lungo periodo, ma i tassi attuali variano in media tra il 2 e il 2,5 per cento e un miglioramento in tempi brevi sui mercati finanziari è poco verosimile. Come accennato, questo problema riguarda però soprattutto gli istituti di previdenza che offrono prestazioni vicine al minimo legale LPP, quindi circa il 30 per cento degli assicurati. Considerato che questi istituti devono applicare un’aliquota di conversione troppo elevata e che il capitale di risparmio accumulato non basta per finanziare interamente le rendite, essi sono costretti a ricorrere a un finanziamento supplementare, che generalmente si concretizza in un trasferimento di fondi poco trasparente dagli assicurati attivi ai pensionati. La necessità d’intervento persiste dunque anche nel 2° pilastro.