Rapporto esplicativo

Consultazione 2021/35: Diritto della protezione degli adulti – Modifica del codice civile · 71 pagine

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relazioni giuridiche168 rimane immutato. Non è necessario che il bisogno di aiuto sussista effettivamente. Chiarire se sono adempiute le condizioni per un intervento ufficiale spetta all’autorità di protezione degli adulti. Come nel diritto vigente, l’autorità può essere avvertita in ogni momento, anche se l’interessato è già oggetto di una misura di protezione degli adulti.

Cpv. 2: per analogia con la normativa del diritto della protezione dei minori (art. 314c CC), la posizione giuridica delle persone tenute al segreto professionale è disciplinato in un capoverso separato. Secondo il diritto vigente, le persone obbligate al segreto professionale secondo l’articolo 321 CP169 devono farsi dispensare da tale segreto prima di effettuare un avviso170. Nel diritto della protezione dei minori questa riserva è stata soppressa in considerazione degli interessi dei minori in pericolo. Ma anche tra gli adulti vi sono persone vulnerabili che hanno un bisogno accresciuto di protezione, ad esempio le persone affette da malattie psichiche o le persone anziane, in particolare se non vi sono persone vicine che possono tutelarne gli interessi. Poiché nel diritto della protezione degli adulti, il principio dell’autodeterminazione è di centrale importanza, l’esenzione dalla riserva può tuttavia valere soltanto per le persone bisognose di aiuto e incapaci di discernimento. Altrimenti vi sarebbe il rischio che gli interessati, per paura di un avviso all’APMA, non oserebbero chiedere aiuto o di compromettere un rapporto di fiducia (p. es. con il medico di famiglia). Quindi per le persone capaci di discernimento l’avviso è ammissibile soltanto con il loro consenso o dopo la dispensa della competente autorità (art. 321 CP).

Tuttavia la questione della capacità o incapacità di discernimento è speso controversa nel diritto della protezione degli adulti. Al presupposto dell’incapacità di discernimento come criterio per il diritto di avvisare l’autorità di protezione non vanno quindi posti requisiti severi. L’avviso è sempre effettuato per tutelare gli interessi dell’interessato e non nell’interesse di chi avvisa. Dovrebbero quindi essere sufficienti indizi di incapacità di discernimento. I professionisti in questione sono regolarmente in contatto con gli interessati di modo che con il tempo possono formarsi un’opinione sia sulla capacità di discernimento sia sul bisogno di aiuto di questi ultimi. In particolare possono anche valutare se il sostegno necessario potrebbe essere fornito dai congiunti o se invece la situazione di pericolo da cui risulta il bisogno di aiuto è dovuta ai congiunti medesimi (a volte oberati dalla situazione)(cfr. in proposito n. Error! Reference source not found.). Una violazione del segreto professionale dovrebbe però entrare in linea di conto soltanto come ultima ratio nel caso in cui nessuna altra soluzione appaia sufficiente per rimediare al bisogno di aiuto.

Come nel diritto della protezione di minori, si rinuncia infine ad accordare un diritto di avviso agli ausiliari pure assoggettati al segreto professionale secondo il Codice penale (art. 321 n. 1 CP). La ponderazione di interessi per stabilire se preservare il rapporto di fiducia o avvisare l’autorità di protezione degli adulti spetta al professionista, soggetto al segreto professionale, per il quale l’ausiliario lavora. Se

168 Cfr. art. 391 cpv. 2 CC.

169 Si tratta di ecclesiastici, avvocati, difensori, notai, consulenti in brevetti, revisori tenuti al segreto professionale in virtù del Codice delle obbligazioni, medici, dentisti, chiropratici, farmacisti, levatrici, psicologi, infermieri, fisioterapisti, ergoterapisti, dietisti, optometristi, osteopati e dei relativi ausiliari.

170 Messaggio PMA, FF 2006 6463.