Rapporto sui risultati

Consultazione 2022/63: Revisione della legge federale sulla cartella informatizzata del paziente: finanziamento transitorio e consenso (incl. diritto esecutivo) · 69 pagine

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Rapporto sui risultati della procedura di consultazione sulla revisione della LCIP (finanziamento transitorio e consenso)

H+ è dell’opinione che la revisione parziale della LCIP non sia nient’altro che cosmetica e non faccia che rimandare a un futuro lontano le questioni più impellenti riguardanti la CIP. Il finanziamento transitorio consente forse di mantenere in vita le comunità di riferimento, ma al contempo cementa per molti anni un’architettura infelice. L’architettura attuale, spiega H+, è complicata in termini di attuazione e non funzionerà come previsto una volta che nella CIP saranno registrati molti dati. Perché la CIP funzioni, occorrono dati dinamici e registrati in modo centralizzato, cosa che richiede tuttavia una nuova architettura. Accogliendo la mozione 22.30157, il Consiglio federale ha già sostanzialmente anticipato il cambiamento di sistema. Nel suo parere, H+ suggerisce pertanto che questo cambiamento di sistema venga perlomeno avviato con l’attuale revisione parziale. Raccomanda inoltre che l’ampia consultazione prevista per l’estate 2023 sia utilizzata non solo in vista dell’entrata in vigore nel 2027 della LCIP rivista, ma anche per apportare dei correttivi incisivi e rapidi al sistema. Bisognerebbe in particolare creare condizioni quadro che consentano di sopprimere la duplice volontarietà (p. es. l’opt-out), far funzionare insieme i diversi sistemi (standard di interoperabilità) e portare ad avere a medio termine archivi dati strutturati. Sarebbe inoltre essenziale per H+ che la CIP supporti e consenta il processo B2B. Occorre di conseguenza prevedere già nella «soluzione transitoria» odierna che si possa bloccare l’accesso a dati e documenti, lasciando tuttavia ai fornitori di prestazioni la possibilità di accedervi se tale accesso è giustificato dal mandato di trattamento. Per far questo si potrebbe lavorare maggiormente a livello di ordinanze, in modo tale da evitare l’effetto bloccante legato alle lungaggini di un processo di modifica della legge. H+ dubita altresì che il finanziamento transitorio costituisca un incentivo sufficiente a far aprire 2 milioni di CIP entro il 2027. Per aprire una CIP, non occorre solo un incentivo sul fronte delle comunità di riferimento, ma anche e prioritariamente sul fronte dei pazienti e dei fornitori di prestazioni (ospedali e medici che esercitano in studi privati). Questo aspetto è completamente trascurato. Secondo informazioni dell’UFSP e dell’Ufficio federale di statistica, aggiunge H+, solo 112 ospedali su 276 (41%) hanno aderito alla CIP (stato al 13.01.2023). Le ragioni di ciò sono indubbiamente molteplici e andrebbero analizzate nel quadro di uno scambio tecnico con rappresentanti di H+, unimedsuisse, UFSP e GDK, i cui risultati dovrebbero imperativamente confluire nella revisione parziale della LCIP. Si può tuttavia affermare già adesso con certezza che saranno indispensabili incentivi finanziari anche sul fronte dei fornitori di prestazioni. L’introduzione della CIP negli ospedali ha causato spese per diverse decine di milioni di franchi senza che questa prestazione sia stata neanche lontanamente indennizzata da nessun qualsivoglia organismo pagatore e senza aver generato alcun beneficio per i pazienti. Al momento non è tuttavia ancora possibile valutare di che tipo e importo debbano essere gli incentivi finanziari per gli ospedali. In linea di principio, H+ afferma con forza che la proposta del DFI non si spinge abbastanza in là per quanto riguarda il finanziamento. Indipendentemente dal fatto che si tratti di un servizio pubblico, un’assunzione parziale dei costi di apertura non copre i costi operativi effettivi per la gestione e la compilazione della CIP, che non si generano nelle comunità di riferimento, bensì nelle strutture sanitarie. H+ ritiene che i costi operativi siano la parte più costosa dell’operazione e si aspetta a questo riguardo una posizione fondamentalmente diversa da parte del DFI. La CIP e il suo ulteriore e continuo sviluppo comporteranno inoltre altri costi aggiuntivi anche nei sistemi interni agli ospedali, costi che dovrebbero poter essere coperti con voci di prestazioni fatturabili nei sistemi di finanziamento esistenti. In generale, è possibile dire che gli ospedali siano già sotto pressione dal punto di vista finanziario: non si capisce dunque perché siano le comunità di riferimento a dover essere sostenute da Confederazione e Cantoni, mettendo ancora più sotto pressione gli ospedali.

SGMI critica in particolare la mancata creazione di valore aggiunto/benefici del sistema e la complessità dei processi di registrazione e di identificazione. Le soluzioni attuate non godono né di ampia accettazione da parte dei professionisti della salute, né rispondono a una grande domanda da parte dei pazienti. L’obiettivo di creare un ecosistema digitale volto ad aumentare l’efficienza e la garanzia di qualità nel sistema sanitario non è realisticamente realizzabile allo stato attuale delle funzioni CIP, in parte anche per via della rigida separazione che si vuole osservare tra i processi CIP e B2B. In materia di finanziamento si è scelta una variante destinata senza appello ad essere sottofinanziata e la cui attuazione, alla luce dei mezzi destinati e delle misure adottate, è all’insegna del «too little, too late», approccio che va cambiato.

7 Mozione 22.3015 «Concepire una cartella informatizzata del paziente consona alla prassi e garantirne il finanziamento»