Rapporto sui risultati

Consultazione 2023/20: Diritto d’esecuzione concernente la legge federale sulla promozione della formazione in cure infermieristiche ed entrata in vigore definitiva della legge sulle professioni sanitarie (attuazione della 1ª tappa dell’iniziativa sulle cure infermieristiche) · 71 pagine

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Rapporto sui risultati della consultazione sul diritto di esecuzione per l’attuazione della 1ª tappa dell’iniziativa sulle cure

infermieristiche

medico. Inoltre, PEV reputa che non sia sensato né attuabile assoggettare la prescrizione in autonomia di prestazioni alla condizione di acquisire 2 anni di esperienza professionale in aggiunta a quelli di cui all’articolo 49 lettera b OAMal in ogni settore in cui devono essere fornite prestazioni. La formazione è di natura generalista, per fornire le proprie prestazioni a carico dell’AOMS gli infermieri devono attestare un’esperienza professionale di 2 anni (art. 49 OA-Mal). La collaborazione interprofessionale, anche con i medici, è una condizione sine qua non in questa professione. Non è chiaro quali siano le aspettative alla base della richiesta di ulteriori 2 anni di esperienza pratica in ogni settore in cui gli infermieri forniscono prestazioni considerato che, a prescindere da ciò e molto semplicemente, gli assicuratori competenti già verificano che le prestazioni fornite soddisfino i criteri di efficacia, appropriatezza ed

economicità.

I VERDI sono dell’opinione che la modifica dell’OPre manchi l’obiettivo di valorizzare lo statuto professionale degli infermieri e di rafforzarne l’autonomia. Respingono in particolare che gli infermieri, quale condizione per poter prescrivere in autonomia determinate prestazioni, debbano avere – in aggiunta ai 2 anni di esperienza professionale di cui all’articolo 49 lettera b OAMal – ulteriori 2 anni di esperienza professionale in ogni settore in cui prescrivono prestazioni. I VERDI si oppongono anche all’impossibilità di delegare ad altri collaboratori dell’équipe di cura la fornitura delle prestazioni prescritte in autonomia dagli infermieri. Si tratta di una soluzione inefficiente e inattuabile, per esempio, per le organizzazioni di cure e d’aiuto a domicilio. I VERDI reputano che anche la prescrizione secondo cui le prestazioni di cura possono essere rinnovate dopo 18 mesi soltanto con il consenso di un medico sia in contraddizione con la promossa autonomia.

AVASAD è dell’avviso che numerose restrizioni previste dagli avamprogetti di ordinanze siano contrarie al principio della fatturazione diretta da parte del personale infermieristico (art. 7 cpv. 2bislett. c e 8a cpv. 1bise 8 OPre). Fissando durate minime di esperienza professionale, restringendo il campo in cui questa esperienza deve essere acquisita e stabilendo restrizioni territoriali, si contrasta strato dopo strato il principio stesso della fatturazione diretta. Queste restrizioni sfoceranno in un netto calo della presa a carico delle cure a domicilio da parte delle assicurazioni malattie e in ultima analisi in una diminuzione del volume delle prestazioni fornite. È un pessimo calcolo economico, considerato che un’assistenza di qualità a domicilio contribuisce in misura sostanziale alla riduzione del numero di giorni in ospedale. L’impatto sui costi della sanità sarà quindi l’esatto opposto di quello voluto. AVASAD si

chiede anche quanto sia sostenibile impedire agli infermieri autorizzati di delegare parte delle loro prestazioni. Se per questo motivo gli operatori sociosanitari (OSS) dovessero essere esclusi dalle cure di base, l’intera struttura delle cure a domicilio così come la conosciamo in Svizzera vacillerebbe, con conseguenze sanitarie e sociali catastrofiche e, in definitiva, un prevedibile aumento dei costi della sanità.

ASPS, Spitex Schweiz e Spitex Zürich sono del parere che con il disciplinamento proposto gli obiettivi dell’iniziativa sulle cure infermieristiche non possano essere attuati, o possano esserlo solo in parte. Soprattutto per il settore della fornitura e fatturazione in autonomia di prestazioni, la soluzione presentata non è appropriata, anzi, con i suoi incentivi controproducenti e le sue carenze non fa che esacerbare una situazione già difficile. Il sistema proposto crea 2 incentivi controproducenti e con le sue disposizioni restrittive sarà causa di proteste e ulteriore frustrazione. Incentivo controproducente 1: la condizione secondo cui una prestazione può essere prescritta e fatturata da un infermiere soltanto se è l’infermiere stesso a fornirla indurrà le organizzazioni di cure e d’aiuto a domicilio e le case di cura a ricorrere maggiormente a personale con una formazione di grado terziario ottimamente qualificato per dispensare cure di base. Considerati la carenza di personale qualificato e il fatto che le prestazioni andrebbero fornite secondo i criteri di efficacia, appropriatezza ed economicità, si lancia un segnale totalmente sbagliato e si mina ulteriormente il sistema. Incentivo controproducente 2: poiché questa soluzione in pratica impedisce la fatturazione autonoma da parte di organizzazioni che attuano il modello della delega (organizzazioni di cure e d’aiuto a domicilio, case di cura) e può essere applicata soltanto agli infermieri indipendenti – il che di fatto equivale a una disparità di trattamento – l’esercizio in proprio della professione diventerà sempre più interessante, anche se in realtà un’ulteriore frammentazione dell’assistenza di base non è