Rapporto sui risultati

Consultazione 2023/50: Revisione parziale della legge sulle epidemie · 179 pagine

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Rapporto sui risultati della consultazione sulla revisione parziale della legge sulle epidemie (LEp)

In merito al capoverso 1, ZH ritiene che si debba chiarire se il divieto di entrata sia applicabile anche alle persone che giungono in Svizzera per via indiretta, cioè passando da un altro Paese che non rientra in una zona a rischio.

Il Centro accoglie le disposizioni previste nella LEp in merito al trasporto internazionale di viaggiatori, ritenendo fondamentale in particolare la possibilità di introdurre un certificato non falsificabile di vaccinazione, test e guarigione.

VERDI sostiene che nella lotta contro le crisi sanitarie internazionali occorra tenere maggiormente conto della situazione delle zone di confine transnazionali. Afferma che in futuro si dovrà rinunciare alla chiusura generalizzata dei confini, continuando a garantire anche il funzionamento dei trasporti pubblici transfrontalieri attraverso l’applicazione di piani di protezione. Aggiunge che bisognerà inoltre avere particolare riguardo nei confronti delle persone che hanno legami professionali, familiari o personali particolari nella zona di confine e concludono affermando che va garantito fin da subito il coinvolgimento dei Cantoni interessati in tutti i provvedimenti predisposti dal Consiglio federale alle frontiere.

ALETHEIA sottolinea che l’utilità dei controlli alle frontiere non è dimostrata.

AS fa notare che l’uscita dal territorio di cittadini stranieri ai sensi del capoverso 2 lettera dbisnon riguarda la Svizzera

BFS esige che, qualora il Consiglio federale preveda restrizioni in base a un’analisi diagnostica, alle direzioni cantonali della sanità sia concesso il diritto di ricorrere e in caso di controversie sia il Consiglio degli Stati a decidere. Considera poi inutile dover presentare il documento che certifichi un’analisi diagnostica.

H+ chiede che la formulazione proposta all’articolo 41 capoverso 1bissia stralciata e sostituita con la formulazione di cui all’articolo 6 legge COVID-19.

NFP 80 osserva che il tema del frontalierato andrebbe trattato anche in molti altri articoli e che pertanto sarebbe opportuno prevedere una definizione introduttiva di questo principio.

SBK deplora il fatto che il progetto faccia riferimento in modo troppo specifico all’epidemia di CO-VID-19 e rammenta che esistono malattie per le quali non occorre alcun certificato o per le quali il certificato non può essere fornito in tempo utile.

SFF fa notare che molto spesso in una situazione di crisi non è possibile valutare se sia assolutamente necessario limitare le entrate per impedire la propagazione di una malattia trasmissibile.

SVBG rimarca l’importanza della formulazione potestativa di cui al capoverso 2 lettera dbisaffermando che esistono malattie per le quali non occorre alcun certificato o per le quali il certificato non può essere fornito in tempo utile.

Art. 43 cpv. 1 lett. bbis

1Le imprese che trasportano persone nel traffico internazionale per ferrovia, autobus, via navigabile o aerea, gli esercenti di aeroporti, di impianti portuali, di stazioni ferroviarie e di autobus nonché gli organizzatori di viaggi collaborano all’esecuzione dei provvedimenti di cui all’articolo 41. Nei limiti delle loro possibilità tecniche e aziendali, possono essere tenuti a:

bbis. controllare i documenti di cui all’articolo 41 capoverso 2 lettere b, d e dbis;

AIG, Economiesuisse e SVV fanno notare che gli aeroporti non dispongono né dei mezzi né delle basi legali per controllare i documenti che certificano un’analisi diagnostica. Conformemente alla Convenzione di Chicago ciò spetta alle compagnie aeree. Economiesuisse e SVV esigono pertanto che sia modificato di conseguenza il capoverso 1. Anche Aerosuisse e FZH chiedono che le imprese che prestano servizi di sdoganamento siano incluse a livello di legge. FZH propone di esonerare a livello di ordinanza, se necessario, gli aeroporti da quest’obbligo di collaborazione quando non sono tenuti ad adempierlo.