Rapporto sui risultati
Consultazione 2025/29: 22.405 n Iv. pa. CET-N. Introduzione di una riserva climatica per i vini svizzeri · 13 pagine
Fedlex · Rapporto sui risultati · Pagina 4Fedlex · Rapporto sui risultati
3.1.1. Cantoni
Nell’ambito della procedura di consultazione sono pervenuti i pareri di 20 Cantoni. Di questi, 10 (AG, AI, BE, GR, LU, SG, SH, SO, TG, UR) respingono espressamente il progetto. Temono che, in un contesto caratterizzato da un netto calo dei consumi, la sovrapproduzione di uve possa comportare una saturazione del mercato dei vini DOC svizzeri. Fanno notare che l’obiettivo di un raccolto regolare e di un’offerta garantita mal si concilia con le naturali dinamiche del mercato e sottolineano la necessità di stimolare la domanda tramite un’offerta di qualità. Esprimono altresì preoccupazione per le possibili ripercussioni sul modello qualitativo attualmente adottato per i vini svizzeri e giudicano inutile l’ulteriore carico amministrativo che una simile misura potrebbe comportare. Ritengono infine che essa favorisca le grandi aziende e rischi di risultare svantaggiosa in particolare per i piccoli produttori.
5 Cantoni (BS, NW, TI, VD e ZG) sono favorevoli all’adozione senza modifiche del progetto, mentre 3 (JU, NE e VS), pur sostenendone gli obiettivi, propongono l’adozione con modifiche per quanto
riguarda il controllo delle scorte di vini DOC. NE suggerisce inoltre una modifica in materia di
costituzione delle scorte di vini e vincola il proprio sostegno a condizioni relative all’armonizzazione delle regole di gestione delle scorte. La maggior parte di questi 8 Cantoni apprezza in modo particolare il carattere di volontarietà della misura, nonché l’impegno volto a contrastare le fluttuazioni della
produzione dovute a eventi meteorologici imprevedibili attraverso la stabilizzazione dell’offerta di vini DOC sul mercato.
2 Cantoni (FR e GE), pur non opponendosi al progetto, sollevano dubbi circa la possibilità di attuarlo in ragione della sua complessità. FR non ravvisa la necessità della misura per i propri vini DOC ed
esprime perplessità circa l’opportunità di un segnale volto a consentire l’innalzamento della produzione oltre i limiti della resa massima cantonale in un contesto di consumi in calo. GE ritiene indispensabile l’attuazione coordinata della misura su scala nazionale, al fine di scongiurare l’insorgere di disparità cantonali. Inoltre, per evitare che una pressione eccessiva possa colpire tutte le categorie di vini, esige che le scorte di vini DOC non commercializzate come tali siano ritirate dal mercato.
4 Cantoni (AR, GL, OW e ZH) hanno reso nota la propria rinuncia a esprimersi sul progetto, motivando in alcuni casi questa scelta con il fatto di applicare già i limiti di resa massima fissati dalla
Confederazione.
3.1.2. Partiti politici
I VERDI si dichiarano favorevoli al progetto della CET-N, apprezzando il carattere di volontarietà della misura e il mantenimento dei limiti di resa massima vigenti a livello federale. Evidenziano, tuttavia, che la misura proposta non può essere considerata una risposta sufficiente a contrastare gli effetti del riscaldamento climatico, invitando a perseguire politiche climatiche più ambiziose e una trasformazione del sistema di produzione alimentare all’insegna della sostenibilità. Esprimono inoltre una critica nei confronti della politica di libero scambio del Consiglio federale, segnatamente dell’accordo con il
Mercosur, considerato una minaccia per la viticoltura svizzera. Invitano la maggioranza borghese a proporre soluzioni sostenibili anziché misure simboliche.
L’UDC esprime il proprio sostegno al progetto della CET-N, ritenendo che esso favorisca una gestione cantonale flessibile delle scorte di vini DOC da operare d’intesa con gli attori del settore. Tale
flessibilità è volta a garantire un’adeguata disponibilità di vini DOC svizzeri, in particolare negli anni di scarsi raccolti. Il modello proposto si ispira a sistemi simili già adottati in Borgogna e in Alsazia.
Accoglie, inoltre, con favore il coinvolgimento delle organizzazioni vitivinicole nelle diverse fasi
d’applicazione e l’integrazione delle specificità regionali nell’attuazione cantonale.
Il PLR respinge il progetto, ritenendo che, oltre a costituire un intervento inutile nelle dinamiche del mercato vitivinicolo, rischi di incoraggiare la sovrapproduzione. Propugna una maggiore
deregolamentazione del settore agricolo affinché gli attori del comparto vitivinicolo possano operare in modo più imprenditoriale, puntando sulla responsabilità individuale, l’innovazione e la qualità.