Rapporto sui risultati
Consultazione 2025/76: Legge federale sui prodotti della canapa (LPCan) – attuazione dell’iniziativa parlamentare 20.473 · 104 pagine
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ChanGE e GCCC esortano a non assoggettare al divieto di pubblicità gli oggetti che consentono di ridurre i rischi legati al consumo di canapa.
In merito al controllo del rispetto del divieto di pubblicità di cui al capoverso 2, SO sottolinea l’importanza di un controllo efficiente di Internet per la protezione dei giovani. BE auspica che nel rapporto esplicativo sia precisata la competenza dell’UFSP per il controllo della pubblicità sui media digitali e per le imprese estere. Occorre evitare che l’azione penale sia ostacolata da conflitti di competenza. Per i siti online e le imprese estere è dunque il caso che sia l’UFSP ad avviare e coordinare il perseguimento. I Cantoni coinvolti sono tenuti a collaborare.
VLI chiede di consentire la pubblicazione dei rapporti sui test condotti su prodotti della canapa e per oggetti che costituiscono un’unità funzionale con essi. Devono essere consentiti anche rapporti relativi sui test relativi ai punti vendita, ma solo alle persone che non hanno un rapporto di dipendenza economica o organizzativa con i coltivatori, i produttori e i punti vendita. Per i consumatori è importante che i media, le associazioni dei consumatori, le organizzazioni di tutela dei consumatori e i centri di consulenza per le dipendenze testino e valutino la qualità di prodotti, dispositivi e punti vendita e pubblichino i risultati emersi.
Art. 11 cpv. 1, Minoranza (Graber, Aeschi, de Courten, Glarner, Gutjahr, Pahud, Thalmann-Bieri, Wyssmann)
1 Ogni forma di pubblicità, compresi i cartelli pubblicitari, le scritte nei negozi e sulle vetrine, la promozione e la sponsorizzazione, in favore di stupefacenti che producono effetti del tipo del THC, di semi e di talee di canapa nonché di oggetti che costituiscono un’unità funzionale con un prodotto della canapa, è vietata.
BE, BS, GE, NW e CDOS approvano la proposta di minoranza, così come i partiti UDC, UDF e PEV nonché 5 organizzazioni del settore delle dipendenze e della prevenzione (APS, BKS, DDS, EgD, PHCH).
Si dichiarano invece contrari i Cantoni SG, TI e VD nonché PVL e PSS. Anche CDCT nonché 6 organizzazioni del settore delle dipendenze e della prevenzione (DiS, FvS, GREA, Infodrog, SGGPsy, SSAM,) respingono la proposta di minoranza e altrettanto fanno IG Hanf, FSFP e VLI.
Secondo SG e TI, le organizzazioni specializzate AT, BKS, FvS, LLS e SGGPsy nonché FSFP, con la formulazione della proposta di maggioranza risulta già chiaro che è vietata qualsiasi forma di pubblicità, quindi anche i cartelli pubblicitari, le scritte nei negozi e sulle vetrine nonché la promozione e la sponsorizzazione. AT, BKS, LLS e FSFP precisano che sono compresi tutti i tipi possibili di prodotti futuri nonché tutte le varianti relative alla loro promozione commerciale.
BE, BS, NW nonché CDOS caldeggiano un divieto di pubblicità il più ampio possibile. La formulazione proposta dalla minoranza risulta più comprensibile e mette chiaramente in evidenza i casi concreti prevedibili. BE raccomanda inoltre di estendere il divieto alle pubblicità che fanno leva su meccanismi associativi, per esempio la pillola blu per il Viagra o una foglia verde a cinque punte per la canapa, perché anche così è possibile generare un’immagine positiva per il consumo.
UDF sostiene che solo la proposta di minoranza evita la pubblicità possa essere diffusa dai punti vendita. PEV reputa che quante più misure pubblicitarie si vietano, tanto meno si incoraggiano l’acquisto e il consumo. Richiama inoltre le rigorose linee guida emanate dai Cantoni Vallese e Vaud per i prodotti del tabacco e della nicotina.
4.1.3 Capitolo 3 (Autoapprovvigionamento)
BE, BS e JU respingono di principio l’autoapprovvigionamento di canapa, poiché la coltivazione in proprio è difficilmente controllabile. La carenza o l’assenza di controlli di qualità nella coltivazione in proprio comporterebbe rischi per la salute e una produzione abusiva o eccessiva rischia di portare a un allargamento del mercato illegale. BE chiede di vietare la coltivazione in proprio.