Rapporto sui risultati
Consultazione 2002/2: Avamprogetto di revisione parziale dell'ordinanza sulle poste (OPO). Prezzi preferenziali per il trasporto ordinario di giornali e periodici. · 16 pagine
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Anche gli editori sono per la maggior parte contrari a un eventuale aumento della quota redazionale minima, oggi fissato al 15%.Occorre tuttavia sottolineare che la stampa specializzata, le organizzazioni ecclesiastiche e gli editori dei giornali per i consumatori si sono espressi a favore di un aumento. Da alcune parti si chiede di aumentare la quota redazionale fino al 50 - 60 per cento.
3.6 Posizione della Posta
La Posta chiede il mantenimento dello status quo. Essa respinge una revisione parziale dell'ordinanza sulle poste perché non migliorerebbe in modo durevole la situazione attuale e causerebbe gravi effetti negativi sull'azienda. La Posta non è invece contraria a una revisione radicale del sistema. Una nuova filosofia di promozione della stampa dovrebbe però essere definita a livello di Costituzione. Prima di tutto dovrebbe tuttavia avere luogo un dibattito politico approfondito sugli obiettivi che si intendono perseguire. In seguito, la nuova regolamentazione, concordata con tutte le parti in causa, dovrebbe essere
introdotta tenendo conto di un periodo transitorio di 1-2 anni.
La Posta ha fatto ancora una volta analizzare le possibili reazioni dei clienti e le
conseguenze finanziarie della revisione proposta. Nel suo parere, essa presenta le seguenti argomentazioni:
Attualmente la Confederazione non indennizza integralmente le prestazioni della
Posta a favore dell'economia pubblica (deficit non coperto 2001: 36,8 milioni di franchi).
La riduzione delle sovvenzioni rende inevitabili aumenti tariffari. La Posta non
potrebbe sopportare la perdita delle sovvenzioni, perché essa comporterebbe un ulteriore massiccio aumento del deficit già esistente.
La Posta fa osservare che le tariffe non possono aumentare ancora di molto, perché
gli editori sono molto sensibili agli aumenti di prezzo. Essi potrebbero reagire, per esempio, mettendo in piedi proprie reti di distribuzione nelle zone urbane, riducendo la frequenza di pubblicazione o la tiratura, oppure addirittura chiudendo la testata.
Un aumento delle tariffe uniforme (non differenziato a livello regionale) per quelle
testate che in futuro non potranno più godere di prezzi preferenziali migliorerebbe solo marginalmente il risultato della Posta. Secondo uno studio da essa commissionato, con un aumento tariffario di 13 centesimi a copia (corrispondente in media al 50% circa), la Posta non sarebbe più competitiva per le testate a grande tiratura nelle città e negli agglomerati. Nascerebbero nuove organizzazioni di consegna; il numero di