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Consultazione 2005/43: Ulteriore sviluppo della politica agricola (Politica agricola 2011) · 370 pagine

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Prospettive dopo la realizzazione della PA 2011

bio, che sono conclusi con una frequenza sempre maggiore tra i diversi spazi economici a livello mondiale. Il coinvolgimento della Svizzera si fa più pressante quanto più l’UE, in particolare, conclude siffatti accordi con Stati terzi. Questo è l’unico modo di offrire ai settori economici orientati all’esportazione pari opportunità per quanto concerne l’accesso al mercato di Stati terzi. Quale controparte per un miglior accesso al mercato, per esempio per il settore svizzero delle prestazioni, potrebbero essere rivendicate concessioni nel settore agricolo. Se tali accordi vengono conclusi, vi è da aspettarsi che la pressione sul livello dei prezzi alla produzione continui ad aumentare.

Analogamente ai provvedimenti adottati dall’UE e da altri Paesi, la Svizzera intende accordare entro il 2008 al gruppo dei 49 Paesi in sviluppo più poveri il libero accesso per tutti i suoi prodotti agricoli. Anche questa apertura unilaterale delle frontiere, motivata dalla politica di sviluppo, comporterà un aumento delle importazioni la cui portata è tuttavia difficile da valutare.

Anche nei rapporti con l’Unione europea, il partner commerciale più importante della Svizzera, è prevedibile un’ulteriore apertura delle frontiere nel corso dei prossimi anni. In tal senso, esistono diverse alternative:

¾ La cosiddetta clausola evolutiva dell’accordo agricolo Svizzera-UE prevede

un’ulteriore apertura reciproca delle frontiere per settori specifici (analogamente all’accordo Svizzera-UE sul formaggio). Questo presuppone che i settori interessati formulino corrispondenti strategie per l’esportazione e le condizioni per smerciare con successo i propri prodotti nell’UE. A medio termine, si pensa in particolare a una liberalizzazione reciproca dell’accesso al mercato per il latte fresco e altri latticini. Anche per altri prodotti, quali determinate specialità a base di carne, un’apertura reciproca dei mercati andrebbe ulteriormente a beneficio dell’agricoltura. Se da un lato ciò comporterebbe una riduzione dei prezzi interni, dall’altro le economie di scala in crescita – in particolare anche a livello dell’industria agroalimentare – rendono sostenibile e persino auspicabile tale liberalizzazione. Un’apertura graduale delle frontiere offre all’agricoltura e alla trasformazione il vantaggio di un ravvicinamento controllato al livello dei prezzi dell’UE, evitando in tal modo un adeguamento troppo brutale, e parallelamente dà la possibilità di ottenere nuove quote di mercato all’estero. Lo svantaggio di questa opzione consiste nel fatto che i costi rimangono elevati.

¾ Un accordo di libero scambio con l’UE concernente tutti i prodotti agricoli acce-

lererebbe la dinamica nel commercio di prodotti agricoli e aumenterebbe notevolmente la pressione sulle strutture di produzione a tutti i livelli. Risulterebbe invece attenuata la problematica del turismo degli acquisti e potrebbero essere incrementate le esportazioni di prodotti finiti senza che siano compensati gli svantaggi a livello di materie prime. Per l’agricoltura, un accordo di libero scambio significherebbe una flessione generale dei prezzi al produttore sui livelli UE. Un bonus per i prodotti di provenienza svizzera sarebbe ipotizzabile soltanto per determinati prodotti. I prezzi per le prestazioni preliminari e i fattori di produzione rimarranno fermi, presumibilmente, sui livelli attuali, ad eccezione dei foraggi. Una soluzione del genere sarebbe sensata soltanto se, parallelamente, venissero operati sforzi significativi a favore di un’armonizzazione generale dei costi. Tuttavia, per alcuni tipi di costi un adeguamento integrale non è realistico, in particolare per quelli in cui la componente salariale è determinante. Sono comunque prevedibili perdite di valore aggiunto. Al fine di garantire l’adempimento del mandato costituzionale e una transizione social-