Progetto

Consultazione 2005/43: Ulteriore sviluppo della politica agricola (Politica agricola 2011) · 370 pagine

Fedlex · Progetto · Pagina 106Fedlex · Progetto

Parte generale

mente sostenibile, si renderebbero necessari pagamenti compensatori decrescenti.

¾ L’obiettivo a lungo termine dell’adesione all’UE perseguito dal Consiglio fede-

rale comporterebbe per l’agricoltura svizzera - così come si presenta oggi - molteplici sfide supplementari rispetto all’opzione del libero scambio di prodotti agricoli. Ne indichiamo qui di seguito alcune in forma riassuntiva.

o Se la Svizzera aderisse all’UE, dovrebbe, come nel caso di un accordo di libero scambio, adottare la protezione alla frontiera più bassa dell’UE e tendente a diminuire in ragione degli accordi in seno all’OMC. Rispetto allo scenario del libero scambio di prodotti agricoli, determinati prodotti agricoli di origine extraeuropea farebbero una maggiore concorrenza ai prodotti svizzeri.

o D’altro canto, si può prevedere che la soppressione dei controlli alla frontiera per tutte le merci e l’armonizzazione di tutte le prescrizioni relative ai prodotti comporteranno una diminuzione dei prezzi sul piano delle prestazioni preliminari dell’agricoltura. Inoltre, i costi per i foraggi vitaminizzati diminuirebbero fino al 50 per cento circa grazie alla soppressione dei dazi doganali. In tal modo, potrebbero essere parzialmente assorbite le perdite a livello dei ricavi e la produzione animale in particolare diventerebbe più competitiva. Non vi è tuttavia da aspettarsi che il problema dei costi per le prestazioni preliminari sia risolto. In particolare, i salari non raggiungeranno i livelli UE né a breve né a medio termine.

o A causa della pressione economica, i mezzi di produzione dovrebbero poter essere impiegati in modo più efficiente. Per quanto concerne i costi strutturali, si prevede che saranno impiegati meno lavoratori, che le capacità delle macchine saranno sfruttate appieno e che si trovino soluzioni più economiche per gli edifici.

o Un’adesione all’UE richiede inoltre una ripresa della politica agricola comune, compreso un ridimensionamento del livello di sostegno compresi i pagamenti diretti. Le perdite per quanto concerne il reddito sarebbero dunque più elevate che con un accordo di libero scambio. La flessione del reddito potrebbe essere ridotta mediante l’adozione di tutti i provvedimenti autonomi ancora ammessi e il sostegno decrescente degli adeguamenti, ripartito su un periodo di transizione sufficientemente lungo. Nonostante tutto, l’agricoltura svizzera sarebbe in grado di sostenere le conseguenze di un’adesione all’UE soltanto a lungo termine.

Per tutte le soluzioni ipotizzabili, compresa quella della “via solitaria”, vale il principio secondo il quale l’entità dei guadagni in termini di benessere è subordinata alla misura in cui i minori prezzi alla produzione si riverseranno sui consumatori. Occorre considerare che la quota dell’agricoltura su un franco speso dai consumatori per prodotti alimentari si aggira attualmente attorno al 20 per cento. Anche nel caso di un’apertura totale del mercato, in cui i prezzi per i prodotti agricoli importati e locali crollerebbero al livello dell’UE, e qualora tale riduzione possa essere interamente riversata sui consumatori, i prezzi al consumo diminuirebbero soltanto del 10 per cento circa. Per ottenere effetti più incisivi occorrerebbe intraprendere sforzi notevoli