Rapporto esplicativo

Consultazione 2006/125: Semplificazione della legge federale concernente l'imposta sul valore aggiunto · 314 pagine

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e) Redditività di riscossione (amministrazione)

Le domande di informazione e le procedure legali dovrebbero mantenersi sui livelli attuali, perché sussiste la problematica della delimitazione tra controprestazione e dono.

6.3 Conversione delle esenzioni improprie in esenzioni proprie

Descrizione della possibilità di riforma: nei numeri 2.2 e 2.3 così come 3.2 e 3.4 del progetto posto in consultazione sono illustrate due possibilità di riforma dell’IVA nel cui contesto una grande parte delle prestazioni oggi escluse dall’imposta diventano imponibili. Per queste prestazioni è prevista l’applicazione dell’aliquota unica nell’ambito del modulo «Aliquota unica» e dell’aliquota ridotta nell’ambito del modulo «2 aliquote». Come possibilità di riforma di queste prestazioni si potrebbe ipotizzare l’introduzione dell’aliquota zero, ossia l’esenzione propria.

Concretamente questo modello comporterebbe due aliquote d’imposta come nel modulo «2 aliquote». Tuttavia, sarebbero esentati dall’imposta anche tutte le prestazioni escluse dall’imposta secondo i moduli «Aliquota unica» e «2 aliquote». L’esecutore di simili prestazioni sarebbe iscritto come contribuente anche nel caso di questa possibilità di riforma e dovrebbe conteggiare le sue cifre d’affari realizzate. Egli non dovrebbe l’imposta su queste cifre d’affari ma potrebbe effettuare la deduzione integrale dell’imposta precedente.

Per garantire la neutralità del gettito, nel caso di questa possibilità di riforma devono essere modificate l’aliquota normale e l’aliquota ridotta. Se si parte dal presupposto di un’aliquota ridotta pari al 40 percento dell’aliquota normale, l’aliquota normale ammonta all’8,3 percento e quella ridotta al 3,3 percento.

In questo caso la deduzione forfettaria dell’imposta precedente che può essere effettuata dal contribuente che acquista prodotti naturali da un produttore naturale (art. 23 cpv. 4 D-LIVA) ammonta al 3,3 percento.

a) Ripercussioni sui contribuenti

La soppressione delle esenzioni improprie aumenta di un massimo di 30’000 il numero dei contribuenti. Quest’aumento comporta un incremento non quantificabile delle spese di pagamento. Ci si può inoltre perlomeno chiedere se sia giustificato iscrivere un numero così elevato di imprese solo per la restituzione dell’imposta precedente. I contribuenti attuali hanno meno spese di pagamento soltanto se, oltre alle prestazioni imponibili, eseguono anche prestazioni oggi escluse dall’imposta e d’ora in poi esenti dall’imposta. Infatti, non dovrebbero segnatamente più effettuare riduzioni della deduzione dell’imposta precedente.

Sarebbero invece colpite dall’attuazione della possibilità di riforma tutte le persone contribuenti le cui prestazioni imponibili all’aliquota normale, perché questa salirebbe dal 7,6 all’8,3 percento. La possibilità di trasferire a breve termine sugli acquirenti questo onere supplementare di imposta dipende dall’offerta e dalla domanda sul mercato pertinente.

b) Ripercussioni sull’economia

La possibilità di riforma comporterebbe in parte soluzioni difficilmente giustificabili: