Rapporto sui risultati
Consultazione 2007/28: Swissness: Legge federale sulla protezione dei marchi e delle indicazioni di provenienza, Legge federale per la protezione degli stemmi pubblici della Svizzera e di altri segni pubblici · 61 pagine
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può apporre a un prodotto un’indicazione di provenienza conformemente alle norme sancite nella LPM, è comunque tenuto a indicare il Paese di provenienza come stabilito dalla legislazione sulle derrate alimentari.
Criterio basato su una percentuale dei costi di produzione: LES è favorevole a questo criterio. Per quanto riguarda la base di calcolo, ovvero i costi di produzione, il Cantone di Neuchâtel non apprezza in ugual misura le diverse soluzioni proposte per le varie categorie di prodotti, affermando che è abbastanza difficile applicare questo criterio per i prodotti industriali composti di materie prime il cui prezzo non influisce molto sui costi di produzione ed è soggetto a variazioni ridotte. Aggiunge che nel caso dei prodotti naturali e delle derrate alimentari, tali costi possono variare fortemente e in breve tempo e che un’impresa non può modificare costantemente le etichette. La fial si chiede quale periodo e quale gamma di prodotti saranno contemplati per determinare l’ammontare del 60 per cento dei costi. Il periodo potrebbe essere di un anno di produzione e si potrebbe considerare tutta la merce fabbricata, una quantità prestabilita o un unico esemplare. Anche il Cantone di Neuchâtel chiede di precisare nella legge o nell’ordinanza le regole valide per calcolare i costi di produzione (prezzo medio annuale o stagionale).
Per conformare maggiormente il testo di legge alla realtà, FROMARTE propone di considerare la nozione di creazione del valore invece di quella di realizzazione dei costi di produzione.
Criterio del 60 per cento: sono favorevoli al criterio del 60 per cento dei costi di produzione i Cantoni di Obvaldo e Basilea Campagna, il PLR, la maggioranza dei membri di economiesuisse, il Centre patronal, la FH (che precisa che è compatibile con l’accordo supplementare del settore orologiero del 1972), la FER, la CVAM, PROMARCA, l’ASAS, l'AIPPI, B. AG, D.B., I&P ed Emmi AG. Alcuni sottolineano che dev’essere fissato un criterio innanzitutto per garantire la certezza giuridica (I&P) e che è possibile stabilire criteri più severi per i marchi DOC oppure meno severi in virtù dell’articolo 48 capoverso 5 AP-LPM.
Alcuni partecipanti alla consultazione (ASCPI, IG Swiss Made, sostenuta da MGB, e Nestec) deplorano la mancanza di spiegazioni sulla scelta del criterio del 60 per cento, che contempla anche i costi della ricerca e dello sviluppo, visto che la giurisprudenza del Cantone di San Gallo ha fissato la percentuale al 50 per cento. L’ASCPI è contraria a mantenere il criterio globale perché ritiene che favorirebbe gli orologi e la cioccolata e non intende recedere dalla sua posizione se questo principio rimarrà assoluto e non vi sarà spazio per soluzioni specifiche adatte ai singoli settori dell’economia. SWISS LABEL giudica discutibile il criterio adottato perché può causare un annacquamento delle indicazioni di provenienza, soprattutto di quelle delle derrate alimentari. L’UPSV ritiene che il criterio del 60 per cento sia solo apparentemente preciso e aggiunge che, poiché deve essere applicato non solo alla designazione «Svizzera», ma anche a quelle specifiche regionali e cantonali, sarebbe meglio definire un criterio senza ricorrere a delle cifre, ad esempio basato sul luogo dove è realizzata «la maggior parte» dei costi di produzione.
Alcuni partecipanti alla consultazione propongono di fissare un criterio meno severo, basato su un valore di riferimento del 50 per cento. Qui di seguito sono presentati gli argomenti a sostegno di questa proposta:
- l'USAM, MGB e la fial chiedono di mantenere una percentuale del 50 per cento sostenendo che il
criterio del 60 per cento non è applicabile alle derrate alimentari. fial aggiunge che non si dovrebbe tenere conto dei costi della ricerca e dello sviluppo;
- una minoranza dei membri di economiesuisse teme che le PMI incontreranno delle difficoltà a ri-
spettare il criterio del 60 per cento e chiedono quindi di optare per il 50 per cento o perlomeno di limitare l’applicazione del criterio del 60 per cento ai prodotti più frequentemente soggetti ad abusi (orologi, cosmetici, ecc.);
- secondo altri partecipanti (GR, VD, VBF, CCIS, HaBa e AROPI) il criterio del 60 per cento è in
contraddizione con le regole d’origine autonome. L’AGRIDEA e la FH affermano invece che le re-