Rapporto esplicativo
Consultazione 2008/14: Modifica della legge sulla medicina della procreazione (diagnosi preimpianto) · 76 pagine
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o alla nascita di figli affetti da una malattia i genitori sanno che esiste un rischio molto elevato di avere (un’altra volta) un bambino gravemente malato ma desiderano avere comunque un figlio, possono venirsi a trovare in una situazione molto difficile.46 Sia che una coppia decida comunque a favore di una gravidanza oppure vi rinunci, nessuno mette in dubbio che sia prima di tutto e fondamentalmente un loro diritto, ma anche un loro dovere scegliere una delle strade possibili nell’ambito delle alternative esistenti. La coppia è quindi anche moralmente responsabile della scelta che compie. Uno dei concetti fondamentali che ricorrono nel dibattito etico sviluppatosi attorno al tema della DPI è costituito dunque dalla cosiddetta «autonomia procreativa»47 dei singoli individui e delle coppie, in cui è lecito interferire soltanto a fronte di importanti motivi.
Dignità umana
Questa autonomia riproduttiva non può tuttavia significare che la persona frutto della procreazione, ossia il bambino stesso, debba essere soggetto a un potere di disposizione del tutto illimitato. La domanda sottostante all’intera problematica è dunque se sia effettivamente lecito prendere una decisione di selezione e, con essa, operare un tale «giudizio di qualità» sui figli che, oltretutto, potrebbe anche essere basato su una diagnosi errata. La questione dipende tuttavia in misura decisiva dallo statuto morale attribuito all’embrione in vitro. A questo riguardo, singole religioni, segnatamente la Chiesa cattolica, insistono sul fatto che ogni organismo umano debba essere trattato, fin dalla fecondazione dell’oocita da parte dello spermatozoo, come una persona già nata.48 In virtù di questo principio, il valore assoluto della vita di un embrione affetto da un’anomalia genetica, così come quello di una qualsiasi persona adulta sana, non può venire in nessun caso annullato da interessi di altra natura. Ogni selezione di embrioni sarebbe dunque inconciliabile, da un punto di vista etico, con la garanzia della dignità umana e il conseguente divieto di operare un giudizio di valore su una persona. In questo senso si rileva che qualsiasi regolamentazione che ammette la DPI implica in ogni caso, a prescindere da qualsiasi condizione, che all'embrione in vitro non è concessa una dignità umana illimitata. Al contempo esiste tuttavia anche un consenso sul fatto che gli embrioni non possano essere trattati come semplici cose, ma debbano invece godere di un diritto di protezione intrinseco. In quale misura esattamente l'embrione in vitro debba essere tutelato, ossia quali operazioni sugli embrioni in vitro debbano essere consentite nel concreto e quali no, è la domanda decisiva sulla cui risposta deve basarsi anche la regolamentazione della DPI. Per il legislatore, ciò significa rispondere alla domanda: quali indicazioni possono legittimare eticamente l’applicazione della DPI e l’eliminazione di embrioni diagnosticati positivi?
46I critici mettono in discussione questo dilemma e fanno accenno alle alternative esistenti
che reputano equivalenti, in particolare la rinuncia ad avere un figlio naturale e
l’adozione. Cfr. H. Haker, Ethik der genetischen Frühdiagnostik. Sozialethische Reflexionen zur Verantwortung am Beginn menschlichen Lebens. Paderborn: mentis 2002, in particolare pag. 242 segg.
47 H. Haker, Ethik der genetischen Frühdiagnostik. Paderborn: mentis 2002, p. 186 segg., nonché fondamentalmente J. Robertson, Children of choice: freedom and the new reproductive technologies. Princeton Princeton University Press, 1994.
48 Cfr. l’Enciclica Evangelium vitae di Giovanni Paolo II del 19 marzo 1995 sotto http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/encyclicals/documents/hf_jpii_enc_25031995_evangelium-vitae_ge.html (14.01.2008), da allora più volte riconfermata.