Rapporto esplicativo
Consultazione 2009/78: Legge federale sulla garanzia dei depositi bancari · 73 pagine
Fedlex · Rapporto esplicativo · Pagina 43Fedlex · Rapporto esplicativo
Il contributo che ogni singola banca deve fornire al capitale mirato è calcolato da un canto in funzione dell’entità dei depositi garantiti da essa detenuti rispetto all’insieme dei depositi garantiti di tutte le banche (e corrisponde all’obbligo contributivo attuale). D’altro canto si tiene parimenti conto del rischio di accadimento del caso garantito che incombe a ogni singola banca. Un rischio basso va ricompensato con un obbligo contributivo corrispondentemente inferiore, mentre le banche che presentano un profilo di rischio elevato devono fornire un contributo corrispondentemente superiore.
Capoverso 2
La determinazione del rischio proprio della banca deve essere effettuata in maniera semplice e trasparente, in modo tale che ogni banca possa ricostruire la valutazione del suo rischio. Il ricorso a un sistema completo di coefficienti potrebbe suscitare in merito discussioni sull’espressività, l’interpretazione e la ponderazione di alcuni valori. Inoltre diversi coefficienti non consentono di derivarne previsioni dirette di rischio. A titolo di esempio menzioniamo la Cost/Income-Ratio (spese rispetto al risultato lordo): una Cost/Income-Ratio elevata indica anzitutto una minore produttività e quindi una minore probabilità di realizzare durevolmente Cash-Flow positivi. Se valori compresi tra il 60 per cento e il 65 per cento si situano nell’ambito normale per le banche di gestione patrimoniale, questi medesimi valori sono già chiaramente superiori (peggiori) alla media nel caso delle banche rivolte al grande pubblico. D’altra parte una Cost-/Income-Ratio bassa può anche indicare sforzi eccessivi di risparmio, eventualmente a carico del personale, dell’infrastruttura degli iter interni, che si possono ripercuotere in maggiori rischi operativi.
Anche una forte quota di rettificazioni di valore sui mutui ai clienti può essere diversamente interpretata: essa può da un canto indicare maggiori rischi di credito a livello di mutui; d’altro canto è possibile che l’istituto persegua unicamente una politica di rettificazione di valori eccessivamente prudente e che questa forte quota di rettificazioni estenda la sua sostanza di copertura dei rischi, ciò che va nuovamente valutato positivamente.
Quando si ricorre a simili valori di riferimento per determinare il rischio proprio della banca si corre il pericolo di falsi incentivi. Nei due casi illustrati si ricompenserebbero ad esempio gli istituti che hanno possibilmente i minori costi o la minore quota di rettificazioni. Dato però che la situazione di rischio non migliora obbligatoriamente per l’istituto, ma potrebbe addirittura peggiorare nel caso estremo, tali falsi incentivi vanno assolutamente evitati.
La definizione proposta di rischio proprio della banca utilizza pertanto due soli dati classici di riferimento: la Tier-1-Capital-Ratio rappresenta i fondi propri di base raffrontati agli attivi ponderati in funzione dei rischi. In merito si tiene conto della disposizione sui rischi di Basilea II. Questa prospettiva è integrata con la leverageratio, dove i fondi propri di base sono raffrontati alla somma (non ponderata) di bilancio. Se uno di questi due coefficienti scende al di sotto del valore limite stabilito dalla FINMA occorre attivare un supplemento di rischio. L’utilizzazione di questi due coefficienti non provoca incentivi indesiderati; solo l’aumento dei fondi propri di base o la riduzione degli attivi (ponderata in funzione dei rischi) determina un miglioramento del coefficiente.
Una riduzione del rischio proprio della banca è possibile per il tramite di una garanzia dello Stato o di una garanzia paragonabile. In merito non si considerano