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Consultazione 2011/70: Strategia Biodiversità Svizzera · 78 pagine

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Rapporto Strategia Biodiversità Svizzera UFAM 2011

sulle specie minacciate e la rappresentatività ecologica degli habitat naturali della Svizzera.

Le superfici agricole utili coltivate secondo l’ordinanza sulla qualità ecologica (OQE)136 possono dare un contributo importante alla salvaguardia della biodiversità. Pur non soddisfacendo in senso stretto i requisiti imposti alle zone protette, queste superfici sono localizzate geograficamente, sono soggette a una gestione specifica basata sulla biodiversità e a garantite a medio o lungo termine grazie a degli incentivi economici.

A completamento del sistema svizzero di zone protette, entro il 2020 è pianificato un incremento – già pattuito con i Cantoni – delle riserve forestali, delle zone centrali dei parchi nazionali di nuova costituzione e dello spazio riservato alle acque secondo quanto definito nell’ordinanza sulla protezione delle acque.

Il Piano strategico della CBD presuppone137 la delimitazione e la tutela di un sistema di zone protette comprendente almeno il 17 per cento del territorio. Partendo dalla situazione attuale (11,9 % secondo il cap. 5.1, cui vanno ad aggiungersi un 2,4 % secondo i programmi già previsti e un 1,4 % di superfici computabili secondo l’OQE), la Svizzera deve ancora creare zone protette dell’1,3 per cento circa del territorio (cfr. allegato A3)138.

La gestione delle zone protette esistenti deve focalizzarsi maggiormente su obiettivi di protezione. Laddove necessario, vanno realizzati interventi di rigenerazione volti ad assicurare a lungo termine la funzionalità delle zone interessate. Poiché presuppongono notevoli investimenti in termini finanziari e di risorse umane, tali interventi possono essere portati a termine unicamente grazie a un’azione concertata e condivisa fra Confederazione, Cantoni, Comuni, organizzazioni di protezione della natura e privati.

Lo scopo delle zone di collegamento è di congiungere le zone protette in modo da garantire la diffusione delle specie e la salvaguardia degli ecosistemi. Nella maggior parte dei casi si tratta di corsi d’acque, boschi e superfici agricole seminaturali, ma anche di superfici seminaturali collocate nelle aree insediative come, ad esempio, scarpate ferroviarie o stradali oppure parchi cittadini. L’aggiornamento della REN deve indicare con precisione le superfici necessarie per realizzare le zone di collegamento delle aree protette. È inoltre importante garantire che l’utilizzo di queste superfici possa coesistere con la loro biodiversità e viceversa. Molti settori (ad es. foreste, agricoltura, trasporti) forniscono già oggi un contributo decisivo sul piano dell’interconnessione. Le eventuali modifiche alla gestione delle superfici o alle spese di manutenzione sostenute in previsione di una loro destinazione a zone di collegamento devono essere oggetto di indennizzo.

Occorre inoltre esaminare in che misura i parchi naturali d’importanza regionale e le aree boschive inutilizzate possono fornire un apporto significativo all’infrastruttura ecologica. Il 17 per cento della superficie boschiva complessiva è inutilizzato da almeno 50 anni. Non avendo tuttavia lo statuto legale di zone protette, queste superfici non sono qualificabili come tali conformemente alla Convenzione sulla diversità biologica. I parchi naturali regionali d’importanza nazionale sono situati per lo più in

135 Desmet P., Cowling R. 2004: Using the species-area relationship to set baseline targets for conservation. In: Ecology an Society, vol. 9, n. 2.

136 Ordinanza sulla qualità ecologica: base giuridica creata per promuovere superfici di compensazione ecolog ica di qualità superiore e la loro interconnessione. 137 Cfr. allegto 1: obiettivo di Aichi 11 sulla biodiversità. 138 Nell’ambito delle indicazioni relative alle superfici va tenuto conto delle sovrapposizioni che possono condurre a una valutazione eccessiva della superficie complessiva e a una sottovalutazione del deficit.