Rapporto sui risultati

Consultazione 2013/31: Revisione dell'Ordinanza 1 concernente la legge sul lavoro (OLL 1) · 14 pagine

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l’introduzione della retribuzione delle pause per allattamento è un passo importante verso una migliore conciliabilità tra lavoro e famiglia, che andrà a beneficio sia della qualità di vita della famiglia sia dell’economia, poiché comporterà un aumento del tasso di attività. Secondo FSFM la retribuzione delle pause destinate all’allattamento rappresenta un ulteriore progresso verso un mondo del lavoro orientato al futuro che tenga conto dei compiti di assistenza e di cura di cui devono farsi carico le persone attive.

4.4.2 Tempi di allattamento

alliance F, EFS-FPS e Post Beijing chiedono che nelle indicazioni relative all’ordinanza si continui a specificare che i tempi di allattamento sono obbligatori e devono essere concessi in ogni caso. A detta di queste organizzazioni i 30 minuti concessi (cfr. lett. a) per le donne che lavorano fino a 4 ore corrispondono, in base all’esperienza, al tempo necessario per poter allattare un bambino in modo adeguato ed efficace. In generale, ritengono adeguate le durate previste nel progetto di revisione e sono convinte che quella proposta sia una soluzione pragmatica con costi ragionevoli per i datori di lavoro.

Secondo FSFM e Pro Familia Svizzera l’ordinanza deve precisare che il tempo dedicato all’allattamento non deve essere compensato. Sottolineano tuttavia che la nuova disposizione disciplina soltanto il minimo e si aspettano che le indicazioni della SECO siano completate in modo da evidenziare, da un lato, l’importanza dell’allattamento per la salute del bambino e, dall’altro, la possibilità di prevedere nei contratti di lavoro, nei regolamenti o nei contratti collettivi di lavoro norme che vadano al di là di questo minimo legale.

4.5 Organizzazioni di datori di lavoro

4.5.1 Osservazioni generali

Sul piano formale, hotelleriesuisse e CP sono sorpresi e senesuisse si dice sconcertata dal fatto che la questione della retribuzione possa essere disciplinata a livello di ordinanza. CP sostiene che avrebbe dovuto essere oggetto di una disposizione esplicita della legge sul lavoro, mentre per hotelleriesuisse dovrebbe continuare a essere regolamentata, come finora, dal diritto privato o, all’occorrenza, dagli interlocutori sociali. senesuisse si oppone fermamente al progetto di revisione e sottolinea che la questione dovrebbe semmai essere disciplinata all’articolo 324a CO.

In linea di principio, USI, FER e GastroSuisse riconoscono la necessità di una revisione dell’articolo 60 OLL 1 ma, come tutti gli altri rappresentanti dei datori di lavoro, ritengono che i limiti imposti siano eccessivi e che non si debba parlare di durate minime. Pur rifiutando il progetto di revisione nella forma proposta, hotelleriesuisse accoglie favorevolmente la ricerca di una regolamentazione chiara delle pause per allattamento, poiché le norme attuali hanno dato adito a numerose discussioni e non erano di fatto applicabili in pratica. USAM respinge il progetto così come presentato considerandolo nel complesso insoddisfacente e chiede di rinunciare alla modifica dell’articolo 60 capoverso 2 OLL 1. Secondo FER e USAM la disposizione proposta comporterebbe costi eccessivi per le imprese.

Pur sottolineando che attualmente le pause per allattamento sono considerate un problema minore negli ospedali, nelle cliniche e negli istituti di cura, H+ ritiene che una pausa minima retribuita potrebbe suscitare invidie e rivelarsi in fin dei conti controproducente. Bisogna chiarire come dimostrare che la lavoratrice allatta e fino a quando può beneficiare di questi tempi di allattamento. Per H+ e senesuisse la regolamentazione proposta si ripercuote in modo significativo sull’organizzazione del lavoro. Secondo senesuisse il fatto di prevedere tempi di allattamento retribuiti di una durata minima favorisce ulteriori assenze e incertezze. Da un lato, le assenze necessarie attualmente per l'allattamento aumenteranno in modo significativo e dall'altro, anche le madri non allattanti vorranno beneficiare di queste assenze retribuite senza che sia possibile per il datore di lavoro individuare gli abusi. L’organizzazione

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