Rapporto sui risultati
Consultazione 2013/69: Modifica delle basi legali per l'ulteriore sviluppo dell'esercito · 82 pagine
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Due Cantoni (OW, GE) sono favorevoli alla riduzione della durata delle scuole reclute e dei CR poiché ciò contribuirà a migliorare l'accettazione dell'esercito e del sistema di milizia da parte della società. Per GE tale riduzione comporta tuttavia il pericolo che la truppa ne risenta dal punto di vista qualitativo per quanto riguarda la prontezza all'impiego.
Due Cantoni (AI, VD) sono contrari alla riduzione della durata dei CR. Un’alternativa potrebbe essere un modello CR flessibile.
VD propone un sistema flessibile basato su CR di due settimane, i quali in caso di un fabbisogno d'istruzione speciale o di una situazione particolare potrebbero essere prolungati di una settimana. Secondo JU per determinate truppe deve esistere la possibilità di svolgere CR di tre settimane.
TI esprime dubbi in merito all’efficacia relativa dell’allenamento individuale (ciclo d’istruzione organizzato dalle formazioni d’addestramento) per militi appartenenti alle formazioni di milizia in stato di prontezza elevata, ai quali è stato autorizzato un differimento di servizio. Il notevole carico amministrativo che ne deriverà dovrà essere implementato in un’ordinanza che definisca chiaramente i compiti dei Cantoni, dei comandanti di truppa e delle formazioni d’addestramento. Inoltre dovranno essere emanate linee direttrici in grado di garantire il plurilinguismo nell’istruzione così come una tempistica adeguata per l’assolvimento dell’allenamento individuale.
JU si domanda se sia realistico pensare di realizzare nel corso di CR di due settimane gli obiettivi d'istruzione definiti dal profilo dei requisiti per il combattimento interarmi delle formazioni d'impiego fino al livello di aggruppamento di combattimento. Per le formazioni di specialisti e le formazioni di difesa i CR devono essere prolungati a tre settimane.
Il PBD è favorevole alla riduzione della durata delle scuole reclute. Sarà tuttavia necessario incentrare i CR principalmente sull'istruzione (individuale e in formazione). Al ritiro e alla riconsegna di materiale e veicoli nonché al ripristino (ex RIDIMA) deve essere dedicata solo una minima parte dei CR.
Il PPD è molto critico in merito alla riduzione della durata dei CR. Non è interamente convinto che l'economia possa trarre veramente profitto da tale breve assenza dal posto di lavoro, ma teme piuttosto che l'istruzione nell'esercito ne risenta. Si tratta invece di valutare come tramite la riduzione del numero di CR si possa giungere alla riduzione del numero di giorni di servizio.
Per il PLR la riduzione dei CR non risolve il problema fondamentale della conciliabilità tra vita familiare, carriera professionale e servizio militare. Una riduzione non è auspicabile né per l'economia né per quanto riguarda la qualità e l'efficienza dell'istruzione. CR di tre settimane sono il minimo per l'addestramento a livello di battaglione o di gruppo. Per l'economia sei o sette assenze della durata di due settimane non comportano vantaggi fondamentali rispetto alle attuali cinque assenze per tre settimane. I periodi di servizio più brevi comportano una riduzione, ovvero un effetto positivo, unicamente per quanto riguarda i differimento dal servizio.
Il PVL ritiene poco sensato il modello di CR di due settimane per i seguenti motivi: con l'equipaggiamento e il disarmo delle formazioni rimane troppo poco tempo per ripassare le conoscenze, l'istruzione di reparto rischia di venire trascurata e la riduzione non rappresenta un'importante sgravio per l'economia, la famiglia e le persone soggette all'obbligo di prestare servizio militare. Il PVL propone quindi il modello «militare in ferma continua».
Secondo il PS la prevista riduzione della durata d'istruzione comporta il rischio di soddisfare unicamente l’aspetto «romantico» dell’esercito di milizia, invece di promuovere un esercito orientato all'efficienza e all’efficacia. La riduzione dei periodi d'istruzione va a scapito dell'istruzione di reparto, in particolare per quanto riguarda l'impiego di sistemi altamente complessi e l’applicazione dei moderni requisiti del promovimento della pace all'estero. Non è tuttavia sensato mantenere un esercito che non è in grado di soddisfare i propri incarichi militari e che giustifica la sua esistenza unicamente nel fatto che apparentemente mette a di disposizione dei Cantoni personale ausiliario a basso costo.