Rapporto esplicativo

Consultazione 2013/94: Passaggio dal sistema di promozione a un sistema di incentivazione / Varianti per un sistema di incentivazione nel settore dell'energia · 162 pagine

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dell’industria manifatturiera fosse esentato da tasse. In tal modo il forte potenziale di efficienza energetica di queste industrie è rimasto inutilizzato nella maggior parte dei casi (IEEP 2013b, pag. 47).

Gli studi che valutano le esperienze internazionali nell’ambito delle imposte sull’energia criticano anche le convenzioni volontarie – le esigenze sarebbero troppo modeste e perciò collegate a notevoli effetti di trascinamentoi22 – nonché l’esenzione per le imprese che partecipano all’EU ETS, poiché i prezzi dei certificati di emissione sarebbero attualmente troppo bassi. Le critiche riguardano anche la distribuzione di certificati di emissione gratuiti a imprese con un elevato consumo energetico. Tale misura ridurrebbe infatti l’efficacia dell’ETS,

poiché a causa della mancanza di segnali di prezzo si rinuncerebbe a ridurre le emissioni in un settore che presenta un importante potenziale di riduzione (IEEP 2013a, pag. 41, pag. 57 e pag. 62).

4.1.5 Gettito e impiego dei proventi

L’ammontare dei proventi delle tasse sul CO2 e sull’energia oscilla nella maggior parte degli Stati dell’OCSE considerati tra alcune centinaia di milioni e diversi miliardi di euro. Poiché nella maggior parte dei Paesi le aliquote della tassa dopo la loro introduzione sono state aumentate e/o la base di calcolo è stata estesa, i proventi sono cresciuti gradualmente (IEEP 2013a, pag. 21). Comunque, rispetto alla loro quota del PIL e delle entrate fiscali complessive i proventi delle tasse sul CO2 e sull’energia esplicite sono relativamente modesti. Nella maggior parte dei Paesi ammontano a meno del 2 per cento del PIL e a meno del

6 per cento delle entrate fiscali (IEEP 2013a, pag. 22).

Nella maggioranza dei Paesi esaminati, gran parte dei proventi delle tasse sul CO2 e

sull’energia viene ridistribuita alle economie domestiche e all’economia. In circa la metà degli Stati vige il principio della neutralità sotto il profilo del gettito (Columbia Britannica, Gran Bretagna, Australia, Germania, Paesi Bassi). Le risorse sono spesso impiegate per la riduzione dei contributi alle assicurazioni sociali, ad esempio nella previdenza per la vecchiaia (tra l’altro in Danimarca, Germania, Paesi Bassi, Norvegia, Svezia, Gran Bretagna). In alcuni Paesi il gettito è utilizzato anche per ridurre le imposte sul reddito (Australia, Columbia Britannica, Paesi Bassi, Svezia, Finlandia) oppure le imposte riscosse sulle imprese (Columbia Britannica, Paesi Bassi) (IEEP 2013a, pag. 26 segg.). In Irlanda i proventi in questione sono stati impiegati per il consolidamento del bilancio dello Stato (nonostante la neutralità sotto il profilo del gettito). Tasse sul CO2 e sull’energia introdotte di recente sono state accompagnate da raffinati meccanismi di ridistribuzione che dovevano compensare gli svantaggi subiti dalle categorie di consumatori particolarmente colpite dalla tassa. La Columbia Britannica e l’Australia hanno introdotto un sistema generalizzato di pagamenti diretti o assegni per il credito d’imposta per famiglie, persone a basso reddito e pensionati. Un’altra forma di compensazione diretta delle tasse da pagare si ha nei Paesi Bassi, dove a partire dal 2009 ad ogni economia domestica per ogni allacciamento alla rete elettrica viene versato un credito fiscale di 319 euro all’anno. Una vera e propria ridistribuzione pro capite, come quella attuata dalla Svizzera per la maggior parte dei proventi della tassa sul CO2, non si trova in nessuno dei

22 Conformemente a Ecoplan/Ernst Basler & Partner (2013), il vantaggio principale delle convenzioni volontarie consiste nel trasferimento di conoscenze sull’energia alle imprese.