Rapporto esplicativo

Consultazione 2013/94: Passaggio dal sistema di promozione a un sistema di incentivazione / Varianti per un sistema di incentivazione nel settore dell'energia · 162 pagine

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Paesi, per altri neutri o leggermente negativi (IEEP 2013a, pag. 38 segg.). Le ripercussioni sull’occupazione sono spesso valutate positivamente (ad es. per la Danimarca si stima un effetto quasi costante di +0,5 % rispetto allo scenario di riferimento tra il 2000 e il 2012) e dipendono dalla ridistribuzione o meno dei proventi della tassa sull’energia e dalle modalità di questa ridistribuzione. Le esperienze internazionali dimostrano anche che è possibile creare forti incentivi all’innovazione. Quest’ultimo fatto è dimostrato dall’esempio della Columbia Britannica. Insieme ad altre misure di politica climatica, la provincia, dopo l’introduzione della tassa sul CO2 , ha potuto attirare investimenti ecologici e tecnologie; il numero di veicoli ibridi è il doppio di quello del resto del Canada e il fatturato delle tecnologie ecologiche è cresciuto dal 2008 al 2010 del 48 per cento (IEEP 2013b, pag. 19). In diversi Paesi si ipotizza che le tasse sull’energia contribuiranno a lungo termine a svincolare la crescita economica dalle emissioni di CO2

Gli effetti delle tasse sull’energia sul reddito reale della popolazione (oltre all’aumento dei prezzi) e gli effetti della ridistribuzione dipendono dall’impiego dei proventi delle tasse, ossia dal loro impiego quali mezzi per la riduzione delle imposte sul reddito o per trasferimenti diretti di fondi a gruppi societari particolarmente colpiti. Parte dei sistemi di imposizione implementati ha un effetto regressivo, vale a dire la tassa danneggia di più le economie domestiche a basso reddito che non quelle a reddito elevato. Ciò avviene in particolare in Danimarca, Finlandia, Germania e Irlanda. In altri Stati è stato possibile bilanciare (quasi interamente) l’effetto regressivo a priori della tassa mediante compensazioni adeguate, ad esempio nei Paesi Bassi e in Australia. In altri Paesi come la Gran Bretagna e la Norvegia non sono stati rilevati effetti significativi sulla ripartizione dei redditi dovuti alle tasse sull’energia (IEEP 2013a, pag. 49 segg.).

4.1.7 Introduzione programmata o modifica dei modelli di imposizione fiscale dell’energia

Si sta pianificando una serie di altri progetti concernenti l’introduzione di nuovi modelli di imposizione dell’energia, la loro estensione o la loro riforma. L’IEEP ha esaminato nei dettagli alcuni Stati dell’OCSE, ossia Repubblica Ceca, Italia, Giappone, Gran Bretagna, e gli Stati Uniti (IEEP 2013a, pag. 54). Come per i dieci casi descritti nelle pagine che precedono, anche le riforme programmate differiscono fortemente da un Paese all’altro. Le differenze si basano, da un lato, su diversi motivi: negli Stati Uniti e in Giappone vengono poste in primo piano le questioni di politica ambientale, nella Repubblica Ceca e in Italia il fabbisogno di finanziamenti. Dall’altro, esse hanno un’impostazione molto diversificata. Mentre la Repubblica Ceca sta pianificando una tassa sul CO2 di natura piuttosto convenzionale, la Gran Bretagna prevede un cosiddetto carbon floor price, ossia l’introduzione di un prezzo minimo per le emissioni di CO2 .

A livello di Unione europea, è prevista una revisione della Direttiva sulla tassazione

dell’energia. La proposta presentata dalla Commissione nel 2011 ha già superato lo scoglio del Parlamento europeo, che l’ha approvata con vari emendamenti23 e attualmente è al va-

23 http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+TA+P7-TA-2012- 0136+0+DOC+XML+V0//IT.