Rapporto esplicativo

Consultazione 2014/78: Protocollo n. 15 recante emendamento alla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali · 10 pagine

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Compendio

Il Protocollo n. 15 prevede una serie di modifiche alla Convenzione per la salva-

guardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU) tese a garantire e migliorare il funzionamento della Corte europea dei diritti dell’uomo (Corte EDU).

Organizzando la Conferenza ministeriale di Interlaken, tenutasi il 18 e il 19 febbraio 2010, la Svizzera ha impresso un nuovo impulso ai tentativi volti a garantire il funzionamento della Corte EDU. Il piano d’azione adottato a Interlaken è stato concretizzato ulteriormente in occasione di due conferenze tenutesi a Izmir nel 2011 e a Brighton nel 2012. Le misure proposte riguardano sia la Corte EDU sia gli Stati contraenti, cui spetta un ruolo determinante nell’attuazione della Convenzione sul piano nazionale.

La Dichiarazione di Brighton prevede l’elaborazione di due protocolli relativi al funzionamento della Corte: il Protocollo n. 15 contiene emendamenti mirati alla Convenzione che riguardano, da un lato, i rapporti tra le Parti contraenti e la Corte e, dall’altro, la procedura dinanzi a quest’ultima. Il Protocollo n. 16 abilita la Corte a emanare pareri consultivi sull’interpretazione della Convenzione e dei suoi protocolli.

Il Protocollo n. 15 prevede modifiche mirate volte a migliorare il sistema di controllo. Il Consiglio federale intende pertanto firmarlo e sottoporlo per approvazione all’Assemblea federale. Per entrare in vigore, esso deve essere ratificato da tutti gli Stati parti alla CEDU.

Il Protocollo n. 16 è più complesso e i suoi effetti sull’onere lavorativo della Corte sono ancora incerti. Inoltre, visto che i tribunali svizzeri, soprattutto il Tribunale federale, tengono conto della giurisprudenza della Corte, il Consiglio federale preferisce per il momento attendere prima di firmare e ratificare il protocollo.