Rapporto sui risultati
Consultazione 2015/33: Legge federale sulla parità dei sessi (LPar) · 11 pagine
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Riferimento/dossier: COO.2180.109.7.200351 / 2015/00003
basi di calcolo scorrette (rilevazione della struttura dei salari ed elementi di calcolo insuf-
ficienti) seguite da conclusioni errate (nessun fallimento del mercato);
ingerenza massiccia dello Stato nella politica salariale delle aziende (diktat salariale da
parte dello Stato, «gogna dei salari»);
intervento sproporzionato nel libero mercato del lavoro;
ulteriore fardello per la piazza economica svizzera con un continuo aumento di disposi-
zioni statali e oneri burocratici;
onere amministrativo senza controvalore misurabile per le aziende interessate e privo di
utilità diretta per i lavoratori;
costi supplementari per l’economia;
strumento inadatto per l’analisi dei salari (Logib);
disparità di trattamento dei datori di lavoro (coinvolto solo il 2 % delle aziende e il 54 %
dei lavoratori);
nessuna definizione delle componenti determinanti dello stipendio;
nessuna necessità di regolamentazione;
l’avamprogetto non è adeguato.
Altri partecipanti contrari propongono altre misure:
riconoscere incondizionatamente le misure volontarie delle aziende e le loro analisi dei
salari alternative per mezzo di descrizioni delle mansioni;
cofinanziare certificazioni (ad es. certificazione equal salary) o altri sistemi di incentiva-
zione;
valutare la libertà di discriminare dei sistemi salariali;
analisi dei salari su base volontaria solo a partire da 250 collaboratori;
sostenere la conciliabilità di famiglia, lavoro e formazione continua sia per gli uomini che
per le donne e a tutti i livelli di carriera;
motivare le associazioni mantello delle organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori
con incentivi fiscali e legati alla comunicazione a condurre con rinnovata intensità il dialogo salariale su base volontaria;
eliminare gli stereotipi in determinati settori;
migliorare l’efficacia delle misure volontarie;
eliminare i disincentivi fiscali per il reddito secondario (introduzione dell’imposizione indi-
viduale);
sensibilizzare le aziende e campagne di informazione;
le aziende con 50 collaboratori o più presentano regolarmente una dichiarazione scritta in
cui affermano di garantire la parità salariale; possibilità di controlli mirati da parte dello Stato.
3.1.3 Variante (art. 13ebis Segnalazione e pubblicazione delle violazioni dell’obbligo)
Otto Cantoni (ZH, LU, FR, BS, TI, VD, NE, JU), due partiti (PES e PSS) e l’USS nonché la maggior parte delle associazioni femminili e delle organizzazioni dei lavoratori sono a favore della variante, considerandola in parte il minimo auspicabile. Anche l’Unione delle città svizzere valuta positivamente la variante ed è a suo favore. Tuttavia, due Cantoni (ZH, LU) respingono energicamente la pubblicazione degli inadempienti in un elenco, come sancito dal capoverso 2.
Quindici Cantoni (SZ, OW, NW, GL, ZG, SO, BL, SH, AR, AI, SG, GR, AG, TG, VS), quattro partiti (PBD, PPD, PLR e UDC), sei associazioni dell’economia (usc, SAV, usam, EX-PERTsuisse, SIC e veb.ch) e diverse organizzazioni dei datori di lavoro respingono la variante in parte implicitamente, giacché sono contrari all’avamprogetto nel suo complesso, e in parte in modo esplicito, dato che si sono pronunciati espressamente in merito alla variante.