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Consultazione 2015/79: Rapporto del Consiglio federale sulla politica di sicurezza della Svizzera · 94 pagine

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Rapporto sulla politica di sicurezza 2016 (progetto) Pagina 11 _____________________________________________________________________________________

di giovani – in particolare in Africa e nel Vicino e Medio Oriente – è di nuovo in calo. Al fine di preservare la produzione economica e il tenore di vita, nei Paesi industrializzati crescerà la pressione per un innalzamento dell’età pensionabile o del carico fiscale e una riduzione delle spese statali, che potrebbe riguardare anche le spese per la difesa. Continuerà inoltre a crescere la tendenza all’urbanizzazione e, in futuro, enormi forze economiche e innovative si concentreranno nelle megalopoli. Già oggi circa l’80 per cento della crescita economica mondiale viene generato in centri urbani.

Con la crescita demografica aumenta anche la concorrenza nel campo delle risorse. I prossimi dieci anni non saranno tuttavia necessariamente caratterizzati da una generale riduzione delle risorse a disposizione. L’offerta nel settore dell’energia continuerà a crescere nel periodo in questione, tra l’altro grazie allo sfruttamento di riserve non convenzionali di petrolio e gas. In determinate regioni, però, è possibile che i generi alimentari e l’acqua pulita diventino merce rara e questo rischio sarà ulteriormente aggravato dal cambiamento climatico: le regioni calde e aride diventeranno tendenzialmente ancora più secche, il che creerà problemi soprattutto in Africa e nel Vicino e Medio Oriente, ma anche, tendenzialmente, in Cina e in India. All’interno di questa tendenza, le ripercussioni del cambiamento climatico sono riconoscibili sul lungo periodo (nell’arco di diversi decenni), ma non si prevede uno sviluppo lineare a breve termine. A titolo precauzionale è necessario analizzare costantemente i pericoli naturali causati dal cambiamento climatico insieme ad altri pericoli di origine naturale, tecnica e sociale.

La non omogeneità degli sviluppi demografici è anche uno dei principali fattori trainanti della migrazione. La persistente globalizzazione dell’economia, le strutture per età fortemente disomogenee, le disparità di reddito tra le regioni e i Paesi ricchi e quelli poveri nonché all’interno di uno stesso Paese, come pure le strutture legali e illegali che organizzano gli scambi di manodopera contribuiranno a un ulteriore aumento dei flussi migratori. Un problema in questo campo è rappresentato dal fatto che il settore della migrazione – diversamente, per esempio, da quello del commercio internazionale – è ancora poco regolamentato da accordi internazionali e dalla cooperazione, il che favorisce le attività criminali come il traffico di migranti e la tratta di esseri umani.

In seguito ai numerosi conflitti in tutto il mondo, la quantità di persone attualmente in fuga ha raggiunto livelli che non erano più stati registrati dalla fine della Seconda Guerra mondiale. Un numero così elevato di richiedenti l’asilo in Europa come quello attuale era stato riscontrato l’ultima volta durante i conflitti nei Balcani alla fine dello scorso millennio. Si conferma così la tendenza verso flussi misti di profughi e migranti, ossia verso una migrazione congiunta di profughi in fuga e di persone che lasciano i propri Paesi prevalentemente per motivi economici. Le migrazioni nel bacino del Mediterraneo sono notevolmente aumentate negli ultimi anni e le traversate si concludono spesso in modo tragico con la perdita di numerose vite umane.

La maggior parte di queste persone salpa dalla Libia, che attualmente rappresenta il punto di raccolta privilegiato per i migranti provenienti dall’Africa subsahariana. La sostanziale mancanza di strutture statali nel Paese consente infatti alle bande di trafficanti di agire praticamente indisturbate. Nella prima metà del 2015 sono inoltre aumentati in maniera considerevole i flussi migratori attraverso la rotta del Mediterraneo orientale che va dalla Turchia fino alle isole greche. Spesso, oltre alla direzione, cambia rapidamente anche la provenienza geografica dei migranti. Mentre nel 2012, in seguito alla Primavera araba, una parte consistente dei profughi e dei migranti proveniva ancora dagli Stati dell’Africa del Nord, nel 2014 in testa all’elenco dei Paesi di provenienza dei richiedenti l’asilo in Svizzera figuravano la Siria, l’Afghanistan e l’Eritrea. Nel 2015 l’UE ha discusso l’adozione di diverse misure per una gestione a più lungo termine, completa e maggiormente coordinata della migrazione, tra cui anche provvedimenti volti a consentire la lotta al traffico di migranti anche con mezzi militari.