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Consultazione 2015/79: Rapporto del Consiglio federale sulla politica di sicurezza della Svizzera · 94 pagine
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Rapporto sulla politica di sicurezza 2016 (progetto) Pagina 12 _____________________________________________________________________________________
Ripercussioni sulla Svizzera
I conflitti attualmente in corso in tutto il mondo determinano un incremento delle persone che chiedono asilo in Svizzera, anche se in misura minore rispetto alla media europea. Sebbene, in cifre assolute, dal 2014 nel nostro Paese si registri un forte aumento del numero di richiedenti l’asilo, nel 2015 la quota della Svizzera sul totale delle domande d’asilo inoltrate in Europa ha toccato il livello più basso degli ultimi 15 anni.
La Svizzera figura tra i Paesi industrializzati in cui si osserva un aumento dell’età media della popolazione e deve pertanto a sua volta confrontarsi con il problema di uno sviluppo economicamente sfavorevole della struttura per età all’interno della società. L’immigrazione può in una certa misura attenuare questa tendenza con l’afflusso di manodopera straniera, ma i movimenti migratori possono anche comportare problemi di carattere sociale e politico.
A livello di politica di sicurezza, l’aumento dei movimenti migratori non rappresenta in sé una minaccia per la Svizzera. Tuttavia, oltre alla politica in materia di rifugiati, migrazione e integrazione, tale incremento interessa anche tutta una serie di aspetti inerenti alla politica di sicurezza. In che modo è possibile stabilizzare e ricostruire gli Stati, combattere il traffico organizzato di migranti e filtrare i flussi di profughi e migranti individuando quelli legati ad attività terroristiche? Quali sono le ripercussioni dell’immigrazione sullo sviluppo dell’estremismo e della criminalità di base? Tutti questi interrogativi riguardano infatti la politica di sicurezza e, nel lungo periodo, dovranno essere affrontati anche dalla Svizzera. Inoltre, per gestire l’aumento dei movimenti migratori verso la Svizzera può essere necessario impiegare strumenti della politica di sicurezza quali la protezione civile, l’esercito o il servizio civile, per esempio per offrire riparo e assistenza ai migranti, impegnando così tali mezzi anche per lunghi periodi.
2.1.4 Crisi persistenti, rivolgimenti e instabilità
Negli scorsi anni, soprattutto nell’Africa del Nord e nel Vicino e Medio Oriente si è assistito a un inasprimento della situazione politica con conseguenti crisi e rivolgimenti. All’interno di quest’area, ma in parte anche al di fuori di essa, sono presenti Stati fragili. Cresce inoltre sempre di più il numero delle zone interessate dall’indebolimento o dalla totale dissoluzione delle strutture statali. Occorre pertanto prevedere altri rivolgimenti nonché un ulteriore inasprimento della situazione e il perdurare dell’instabilità.
La situazione europea non è paragonabile a quella in cui versano le suddette regioni di crisi. Tuttavia, dal punto di vista economico, finanziario, sociale e – in parte – politico, anche la stabilità dell’Europa si è dimostrata meno solida di quanto non si pensasse in precedenza: una circostanza, questa, dovuta alla crisi finanziaria e del debito e aggravata ulteriormente dal conflitto armato in Ucraina nonché dai massicci movimenti migratori dal Vicino e Medio Oriente e dall’Africa.
Regioni di crisi
La complessa situazione nel Vicino e Medio Oriente, caratterizzata da rivolgimenti, crisi e instabilità, appare particolarmente esplosiva: oltre alla presenza di problemi già esistenti da decenni e tuttora irrisolti (conflitto israelo-palestinese, tensioni etnico-religiose in Libano), in questa regione si può osservare come società e Stati fragili e indeboliti da conflitti siano terreno fertile per movimenti radicali che non hanno necessariamente un’origine locale e che, in condizioni di maggiore stabilità, non si formerebbero. Va citato a tale proposito l’esempio dell’Iraq e della Siria, in cui parti del territorio nazionale sono controllate da un’organizzazione terroristica (lo «Stato islamico»), con la conseguenza che anche combattenti stranieri (tra cui molti europei, alcuni dei quali svizzeri) si recano in questi Paesi per partecipare al conflitto.