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Consultazione 2015/79: Rapporto del Consiglio federale sulla politica di sicurezza della Svizzera · 94 pagine
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Rapporto sulla politica di sicurezza 2016 (progetto) Pagina 42 _____________________________________________________________________________________
In base al suo accordo di associazione con l’UE, nell’ambito Schengen la Svizzera partecipa a tutti gli strumenti di questa collaborazione. Il nostro Paese ha l’accesso alla banca dati SIS II e partecipa alla politica comune in materia di visti nonché agli sforzi per la sicurezza alle frontiere esterne dello spazio Schengen, in particolare mediante contributi al Fondo per le frontiere esterne e la partecipazione a impieghi di Frontex. La Svizzera collabora anche all’ulteriore sviluppo di Schengen. Ciò comprende, ad esempio, il progetto «frontiere intelligenti» con il quale si intende agevolare l’entrata nello spazio Schengen di persone che viaggiano di frequente, incrementando nel contempo l’efficacia dei controlli di ingresso e uscita mediante l’automatizzazione. Per quanto riguarda l’elaborazione di future disposizioni per lo spazio Schengen, il diritto di partecipazione (decision shaping) della Svizzera le permette di partecipare alla procedura legislativa dell’UE, senza tuttavia avere formalmente il diritto di voto.
Al di fuori di Schengen la Svizzera ha concluso accordi di collaborazione con Europol, Eurojust e CEPOL allo scopo di rafforzare la cooperazione nella lotta contro la criminalità e il terrorismo nell’ambito della polizia e del perseguimento penale.
Oltre alla cooperazione Schengen vi sono altri strumenti per la collaborazione a disposizione degli Stati che non sono membri dell’UE. La Svizzera valuta caso per caso l’utilità di un’eventuale partecipazione. Si tratta di ponderare, da un lato, l’utilità di questi strumenti per le autorità di polizia e di perseguimento penale e, dall’altro, i costi e gli obblighi che ricadrebbero sulla Svizzera nel caso in cui aderisse a nuove regolamentazioni comuni. Tali regolamentazioni si basano sul diritto UE e possono evolvere ulteriormente.
La Svizzera ritiene che gli attuali strumenti di collaborazione in materia giudiziaria e penale siano adeguati; attualmente non si impone quindi l’adozione di ulteriori strumenti per il riconoscimento e l’applicazione diretta di decisioni giudiziarie estere o del mandato d’arresto europeo. È tuttavia nell’interesse della Svizzera collaborare con l’UE anche al di fuori di Schengen nell’ambito della lotta al terrorismo. Attualmente si sta discutendo, ad esempio, in merito alla trasmissione agli Stati UE dei dati completi dei passeggeri da parte delle compagnie aeree. Non è tuttavia ancora deciso se e in quale misura la Svizzera aderirà a questo provvedimento, attualmente in sospeso presso il Parlamento europeo. La Svizzera mira invece a partecipare alla cooperazione nell’ambito del trattato di Prüm per lo scambio di dati relativi a profili DNA e impronte digitali che negli ultimi anni è diventato uno strumento importante per la lotta alla criminalità transfrontaliera. Le richieste che non passano dalle banche dati Prüm non vengono più trattate o subiscono ingenti ritardi. Ciò potrebbe comportare un graduale peggioramento dell’efficienza della polizia in Svizzera. Inoltre, la partecipazione alla cooperazione nell’ambito del trattato di Prüm rappresenta una condizione affinché le autorità di perseguimento penale svizzere possano ottenere l’accesso alla banca dati Eurodac. Nella primavera 2015 il Consiglio federale ha approvato mandati negoziali per una partecipazione svizzera alla cooperazione nell’ambito del trattato di Prüm e l’accesso delle autorità di perseguimento penale alla banca dati Eurodac.
2.3.4 Consiglio d’Europa
Il Consiglio d’Europa, e in particolare la Corte europea dei diritti dell’uomo, hanno visto aumentare l’importanza del proprio ruolo di garanti dei diritti dell’uomo, della democrazia e dello Stato di diritto. Numerosi strumenti creati dal Consiglio d’Europa contribuiscono a rafforzare la pace e la sicurezza in Europa e quindi anche in Svizzera. Tra queste figurano la Convenzione di Budapest sulla cibercriminalità, ratificata dalla Svizzera nel 2011, la Convenzione per la prevenzione del terrorismo, firmata dalla Svizzera nel 2012, nonché il relativo protocollo del 2015 che rende illegali, tra l’altro, i viaggi all’estero con finalità terroristiche. La Convenzione sulla cibercriminalità è lo strumento di diritto internazionale più importante per il miglioramento della collaborazione internazionale nell’ambito della