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Consultazione 2015/79: Rapporto del Consiglio federale sulla politica di sicurezza della Svizzera · 94 pagine
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Rapporto sulla politica di sicurezza 2016 (progetto) Pagina 41 _____________________________________________________________________________________
la cooperazione nell’ambito del trattato di Prüm per lo scambio di dati relativi a profili
DNA e impronte digitali;
l’agenzia Eurojust, che sostiene le autorità giudiziarie nazionali nel caso di inchieste e
procedimenti penali che interessano più Stati;
l’Accademia europea di polizia CEPOL per la formazione di quadri della polizia;
diversi strumenti per sviluppare nuovi metodi per il riconoscimento reciproco e
l’applicazione diretta di decisioni giudiziarie che vanno oltre la tradizionale collaborazione giudiziaria. Uno di questi strumenti è il mandato d’arresto europeo che prevede una procedura di estradizione semplificata.
Gli orientamenti strategici adottati dal Consiglio europeo nel mese di giugno 2014 per lo spazio di libertà, sicurezza e giustizia si incentrano sul consolidamento di quanto realizzato e il miglioramento della concretizzazione delle normative vigenti allo scopo di promuovere la fiducia reciproca tra gli Stati partecipanti. Nell’ambito della collaborazione Schengen si tratta principalmente della gestione delle frontiere esterne (in particolare il rafforzamento del ruolo dell’Agenzia europea per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne Frontex) e del rafforzamento delle misure contro la migrazione illegale (cooperazione con i Paesi di origine e di transito, lotta contro il traffico e la tratta di esseri umani, politica di rimpatrio). Il compito principale di Frontex è l’assistenza operativa degli Stati membri per quanto riguarda la sorveglianza e la messa in sicurezza delle frontiere esterne dello spazio Schengen (ad es. tramite la messa a disposizione coordinata di ulteriore personale del Corpo delle guardie di confine o di materiale e misure per il miglioramento della prontezza all’impiego come, ad esempio, l’istruzione o l’allestimento di analisi dei rischi). Quanto i suoi compiti siano connessi agli altri ambiti tematici rilevanti per la sicurezza è oggetto delle attuali discussioni relative alle attività dei passatori.
A causa dei conflitti in Iraq e in Siria, la lotta al terrorismo ha acquistato importanza nei dibattiti all’interno dell’Europa. In primo piano vi è il fenomeno dei cosiddetti foreign terrorist fighters, ovvero combattenti di matrice jihadista che potenzialmente potrebbero far rientro nei propri Paesi d’origine (spesso si tratta di cittadini di Stati europei). Il Consiglio dei ministri della giustizia e degli affari interni ha deciso di intensificare i controlli alle frontiere esterne anche per i cittadini europei e in caso di necessità prenderà in considerazione l’adeguamento del codice frontiere Schengen. Entro la fine del 2015 è inoltre prevista l’adozione di un’ordinanza sullo scambio dei dati dei passeggeri di voli. Si tratta di armonizzare le prescrizioni degli Stati membri in merito all’obbligo delle compagnie aeree di trasmettere alle autorità competenti i dati per la prevenzione, l’individuazione, l’accertamento e il perseguimento penale di atti terroristici o forme gravi di criminalità. Tale obbligo va oltre gli obblighi di notificazione nel quadro degli strumenti attualmente disponibili.
Possibilità di una maggiore partecipazione della Svizzera
Lo sviluppo dello spazio di libertà, sicurezza e giustizia ha trasformato profondamente il contesto di sicurezza della Svizzera. A causa della sua posizione geografica e dell’importanza degli scambi con gli Stati membri dell’UE, la Svizzera è interessata direttamente dalle ripercussioni dell’intensificazione della collaborazione all’interno dell’UE. Da un lato, in questo modo è interessata da minacce come la criminalità transfrontaliera o il terrorismo non appena queste riguardano il continente europeo, dall’altro, può profittare delle misure di sicurezza dei suoi partner e dell’UE. Una sfida particolare per la Svizzera è trovare il proprio posto in un contesto nel quale le forme tradizionali di collaborazione, e in particolare la collaborazione bilaterale, vengono sostituite sempre più dalla cooperazione multilaterale a livello europeo, alla quale la Svizzera, non essendo membro dell’UE, non ha accesso senza un corrispondente accordo con quest’ultima.