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Consultazione 2015/79: Rapporto del Consiglio federale sulla politica di sicurezza della Svizzera · 94 pagine

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Rapporto sulla politica di sicurezza 2016 (progetto) Pagina 38 _____________________________________________________________________________________

il proprio contributo al centro di competenza della NATO per la cyber defence di Tallinn, ottenendo in cambio un accesso privilegiato alle relative conoscenze specialistiche.

La Svizzera si prodiga a favore del mantenimento di una piattaforma per il dialogo politico e di una cooperazione basata su valori comuni. Essa è interessata a formati flessibili per la discussione approfondita in merito a temi che la riguardano (ad es. cyber), in particolare nella composizione NATO e partner dell’Europa occidentale (28+620). Contemporaneamente occorre continuare la collaborazione nell’ampio contesto del Partenariato della pace e del Consiglio di Partenariato Euro-Atlantico.

La Svizzera può anche partecipare a discussioni che non concernono la politica di sicurezza classica (ad es. protezione della popolazione civile in conflitti armati). Nel quadro della NATO è possibile perseguire la concretizzazione di tali iniziative poiché l’assunzione da parte della NATO comporta un effetto moltiplicatore nelle forze armate degli Alleati e dei partner; inoltre, in ambito militare la NATO definisce spesso lo standard globale.

In definitiva la Svizzera è interessata a contribuire all’ulteriore sviluppo della politica di partenariato. Essa intende garantire che i propri bisogni possano essere soddisfatti anche nell’ambito di nuovi programmi e formati.

2.3.3 Unione europea

L’Unione europea (UE) con i suoi 28 Stati membri influenza in vario modo il contesto in materia di politica di sicurezza della Svizzera. Per quanto riguarda le ripercussioni dirette sulla politica di sicurezza, vi sono due ambiti principali: la Politica di sicurezza e di difesa comune e il cosiddetto «spazio di libertà, sicurezza e giustizia».

Politica di sicurezza e di difesa comune

La Politica di sicurezza e di difesa comune (PSDC) ha come obiettivo la definizione graduale di una politica di difesa comune e comprende:

 un obbligo di reciproca assistenza in caso di attacco a uno Stato membro dell’UE;

l’assistenza non deve tuttavia essere di tipo militare e per questo motivo tale obbligo è compatibile con la neutralità;

 una clausola di solidarietà che obbliga gli Stati membri dell’UE ad agire nel caso in cui uno

di loro sia colpito da un attacco terroristico21;

 missioni comuni dell’UE per il mantenimento della pace, la prevenzione dei conflitti e il

rafforzamento della sicurezza internazionale (cosiddette Missioni di Petersberg; queste missioni vengono svolte da Stati membri che si mettono a disposizione);

 una «collaborazione strutturata permanente» tra gli Stati membri che desiderano sviluppare

ulteriormente le proprie capacità di difesa in determinati ambiti;

 un’Alto Rappresentante per la politica estera e di sicurezza22 e il Servizio europeo per

l’azione esterna, il quale ha diritto di proposta per missioni comuni ed è responsabile del loro coordinamento;

20 Austria, Finlandia, Irlanda, Malta, Svezia, Svizzera. 21 La clausola di solidarietà prevede un’azione comune dell’UE quando uno Stato membro è colpito da un attacco terroristico oppure da una catastrofe di origine naturale o umana. Tuttavia vi è una relazione con la PSDC soltanto nella misura in cui sono interessate misure di difesa, ovvero nel quadro della difesa da minacce terroristiche provenienti dall’estero.