Rapporto esplicativo

Consultazione 2016/59: Decreti federali che introducono lo scambio automatico di informazioni relative a conti finanziari con una nuova serie di stati e di territori a partire dal 2018/2019 · 51 pagine

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Tutti gli accordi fiscali conclusi dall’India contengono una clausola di confidenzialità che corrisponde ai Modelli di convenzione dell’OCSE. A complemento di tali disposizioni, la legislazione fiscale indiana prevede ulteriori prescrizioni sulla confidenzialità (sezioni 137 e 280 Income Tax Act).

Riguardo alla protezione dei dati personali, già prevista dall’articolo 21 della Costituzione indiana, l’India ha messo a punto norme legislative dettagliate: The Information Technology Act 2000 (IT Act), the Income Tax Act e the Right to Information Act. Tutte e tre le leggi garantiscono un’adeguata protezione della sfera privata e il rispetto del principio di specialità. L’IT Act, anch’esso basato sullo standard internazionale IS/ISO/IEC 27001 concernente la sicurezza dei dati, è stato aggiornato nel 2009. The Right to Information Act concede alle persone interessate il diritto di accesso ai propri dati. In linea di principio, i dati non possono essere raccolti né trasmessi a terzi senza previo consenso delle persone interessate. In India esiste inoltre una commissione indipendente (Central Information Commission) che, in collaborazione con i Central Public Information Officer regionali, è incaricata di garantire la corretta applicazione delle leggi.

Regolarizzazione del passato in India

Fino al mese di giugno 2015 the Income Tax Act prevedeva per i contribuenti indiani la possibilità, una volta nel corso della loro vita, di regolarizzare la propria situazione fiscale mediante autodenuncia e a fronte del pagamento delle imposte dovute negli ultimi sei anni, oltre a una multa compresa tra il 100 per cento e il 300 per cento (di norma viene applicata l’aliquota minima del 100%).

Dal 1° luglio 2015 e fino al 30 settembre 2015 l’India ha avviato il Black Money Act, uno speciale programma d regolarizzazione del passato. Il Black Money Act non prevedeva il rimpatrio dei capitali ed era rivolto unicamente ad attività finanziarie estere (foreign assets). Il programma applicava un’aliquota d’imposta del 30 per cento più una multa pari al 30 per cento del valore del patrimonio, escludendo qualsiasi perseguimento penale per reati fiscali. Grazie al Black Money Act sono stati dichiarati a posteriori valori patrimoniali per un valore equivalente a circa 500–600 milioni di franchi. In quell’occasione l’amministrazione tributaria indiana aveva chiaramente fatto sapere che, in merito agli averi detenuti all’estero, sarebbe stata l’ultima possibilità per i contribuenti indiani di regolarizzare la loro situazione fiscale.

Ai sensi dell’Income Declaration Scheme 2016 in vigore, nel periodo compreso tra il 1° giugno e il 30 settembre 2016 i contribuenti indiani hanno potuto comunicare a posteriori i redditi e i valori patrimoniali non dichiarati. Questi sono stati tassati con un’aliquota del 30 per cento a cui si aggiunge una multa del 25 per cento oltre a un’imposta addizionale anch’essa del 25 per cento calcolate sull’ammontare dell’imposta dovuta. Questo programma escludeva espressamente i foreign asset non dichiarati, che avrebbero potuto essere regolarizzati nel quadro del Black Money Act, e aveva come obiettivo primo la regolarizzazione della sottrazione d’imposta nel contesto nazionale. In questo modo sono stati dichiarati a posteriori valori patrimoniali per un importo corrispondente a circa 10 miliardi di franchi.

Accesso al mercato

A causa di elevati ostacoli burocratici e normativi, il mercato indiano non è uno dei mercati target strategici dei fornitori di servizi finanziari svizzeri per le operazioni transfrontaliere. Esiste nondimeno l’interesse di migliorare le condizioni quadro in materia di operazioni transfrontaliere e aumentare la certezza del diritto per la fornitura di servizi finanziari, soprattutto nel settore delle riassicurazioni.

L’India e la Svizzera non dispongono finora di alcun trattato internazionale nell’ambito della fornitura di servizi transfrontalieri. Attualmente non è possibile prevedere quando i negoziati in materia di libero scambio tra l’India e gli Stati dell’AELS giungeranno a termine.

Nella dichiarazione congiunta concernente l’introduzione dello scambio automatico di informazioni è stata inclusa una disposizione con la quale entrambe le Giurisdizioni riconoscono l’importanza e il potenziale degli investimenti e dei servizi finanziari transfrontalieri. Essi ribadiscono inoltre l’intenzione di impegnarsi a favore della semplificazione e del miglioramento delle condizioni quadro per le operazioni transfrontaliere e di rafforzare la collaborazione nelle questioni finanziarie nell’ambito del dialogo regolare avviato nel 2012. In questo contesto sarà possibile discutere e approfondire con le autorità indiane i requisiti applicabili alla fornitura di servizi finanziari dalla Svizzera per consentire eventuali agevolazioni.

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