Rapporto esplicativo

Consultazione 2017/15: Legge federale sui mezzi d'identificazione elettronica riconosciuti (Legge sull'eID) · 45 pagine

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Un’altra soluzione diffusa risultò dagli sforzi profusi dall’industria europea dei microprocessori per definire un insieme di standard che consentisse la creazione di una carta d’identità europea (European Citizen Card, ECC). La Svezia, Monaco, la Lettonia, la Finlandia (2a edizione) e i Paesi Bassi hanno queste carte d’identità contenenti la funzione ePass secondo l’ICAO nonché una funzione, che si appoggia alla precedente, per l’identificazione elettronica in rete. Lo standard ECC non ha mai potuto stabilizzarsi completamente. Un suo utilizzo si è imposto però in particolare nel caso dei documenti per stranieri (documenti di soggiorno per cittadini di Stati terzi) negli Stati membri dell’UE, poiché in questo settore – a differenza di quello delle carte d’identità – l’UE ha facoltà di legiferare. Anche la carta di soggiorno biometrica svizzera soddisfa questo standard.

Questa fase dell’evoluzione dell’eID ha raggiunto una sorta di culmine con il documento personale elettronico (elektronischer Personalausweis, ePA), introdotto dalla Germania nel 2010, che contiene sostanzialmente le componenti summenzionate ma è stato migliorato in alcuni aspetti e in particolare integrato con numerose procedure tecniche complesse volte a rafforzare la protezione della personalità. I fornitori di servizi (service provider, gestori di servizi che utilizzano l’eID) devono ad esempio farsi registrare dallo Stato per acquisire determinati attribuiti e farsi pure autenticare per utilizzare il documento.

Con una strategia globale la Germania ha provveduto affinché i titoli di soggiorno per stranieri siano dotati di «funzioni d’identificazione in rete». Negli ultimi anni l’ePA tedesco è divenuto la misura per le nuove eID statali a livello mondiale. In Germania, nel frattempo, grosso modo la metà della popolazione dispone dell’ePA e ancora non è chiaro se la funzione eID sarà effettivamente e diffusamente impiegata. Si constata che l’ePA è poco accettato in particolare dall’economia privata e dai cittadini in quanto, pur essendo molto sicuro, è troppo complicato per l’utilizzo quotidiano e troppo caro. I cittadini, inoltre, devono acquistare e impiegare componenti infrastrutturali come lettori e programmi. Lo Stato, infine, deve costantemente sviluppare e distribuire modifiche e aggiornamenti di queste componenti, il che rende la gestione molto più cara.

Anche altre soluzioni di eID che richiedono ai cittadini l’acquisto di componenti infrastrutturali supplementari incontrano problemi di accettazione. L’eID classica basata su una carta non è veramente riuscita a imporsi in nessuno Stato, ma si è constatato che diverse soluzioni flessibili sugli smartphone sono meglio accolte. Anche in Estonia, che ha un ruolo guida in materia, attualmente l’eID è impiegata principalmente usando uno smartphone come supporto.

1.5.3 Soluzioni alternative

Negli ultimi anni, le riflessioni relative alla promozione statale dell’eID hanno preso una nuova direzione, principalmente poiché il ciclo produttivo di una carta d’identità statale è troppo lungo rispetto alla rapidità dell’evoluzione del mondo digitale.

Ispirandosi al progetto statunitense dello sviluppo comune di un ecosistema d’identità elettronica (Identity Ecosystem9), in numerosi Paesi si iniziò a riflettere, coinvolgendo tutti gli attori, sulle possibili basi di un’architettura efficace per l’intero ecosistema nazionale e internazionale in materia di eID e sul contributo che potrebbe essere fornito dallo Stato. I singoli Paesi sono giunti a conclusioni differenti. Negli Stati Uniti lo Stato si è limitato a organizzare

9 National Strategy for Trusted Identities in Cyberspace (NSTIC): Identity Ecosystem. Cfr. link nella bibliografia