Rapporto esplicativo
Consultazione 2018/26: Secondo contributo della Svizzera a favore di certi Stati membri dell'UE · 43 pagine
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1. Introduzione e stato dei lavori
1.1. Situazione iniziale e interessi della Svizzera
Fin dagli anni 1990 il sostegno agli Stati dell’Europa dell’Est, e dunque alla coesione in Europa, è stato uno dei pilastri centrali della politica di difesa degli interessi della Svizzera nella regione. Dalla fine della guerra fredda la Svizzera ha sostenuto gli ex Paesi comunisti dell’Europa dell’Est nella loro transizione verso l’economia di mercato e la democrazia, contribuendo in questo modo a una maggiore sicurezza, stabilità e prosperità nel continente europeo. La cooperazione con gli Stati dell’Europa dell’Est è proseguita anche nel nuovo millennio. Il Consiglio federale, riconoscendo nel 2004 che l’allargamento a Est dell’Unione europea (UE) costituiva un ulteriore, importante passo per rafforzare la stabilità in Europa, propose di continuare a sostenere gli Stati dell’Europa dell’Est anche dopo l’adesione all’UE, nel quadro del contributo all’allargamento. La proposta fu accolta favorevolmente dagli elettori: la legge federale sulla cooperazione con gli Stati dell’Europa dell’Est, che costituisce la base legislativa sia del contributo all’allargamento sia dell’ulteriore sostegno agli Stati dell’Europa dell’Est al di fuori dell’UE nel quadro della cooperazione per la transizione, fu approvata in occasione del referendum del 26 novembre 2006. Oltre ai vantaggi politici di un’Europa sicura e stabile, la Svizzera beneficia economicamente dell’estensione degli accordi bilaterali con l’UE alla regione in crescita dell’Europa centrale e sudorientale.
A metà del 2017, oltre dieci anni dopo l’allargamento a Est dell’UE, si sono conclusi con successo i progetti del contributo all’allargamento negli Stati dell’UE-10. La crescita economica nei Paesi partner e i progressi che hanno compiuto aderendo all’UE hanno rafforzato anche gli scambi economici con la Svizzera. Ciò significa maggiore benessere per la Svizzera e i Paesi partner, posti di lavoro assicurati in Svizzera e nuove prospettive per la popolazione locale nei Paesi partner. La coesione in Europa deve però affrontare ancora sfide notevoli, in parte nuove. La crisi finanziaria scoppiata nel 2008 e la successiva crisi economica e del debito pubblico hanno colpito duramente molti Paesi dell’Europa meridionale, ma anche centrale e sudorientale, aggravando ulteriormente le disparità economiche e sociali in molti Stati europei. A ciò si sono aggiunti movimenti migratori di proporzioni straordinarie che hanno raggiunto il culmine nel 2015-2016 e hanno messo a dura prova numerosi Stati europei sul piano delle capacità e della gestione delle ondate migratorie. Dinanzi a queste sfide, l’UE e gli Stati dell’AELS/SEE continuano a destinare risorse ingenti alla coesione in Europa (cfr. all. 4).
L’UE è ancora l’attore cruciale nella gestione di queste sfide e il suo effetto stabilizzante va a beneficio anche della Svizzera. Inoltre, gli Stati europei sono i partner più importanti della Svizzera dal punto di vista sia economico che politico. Per garantire benessere duraturo al suo interno, la Svizzera avrà interesse anche in futuro a un’Europa sicura, stabile e prospera. In questo contesto, per la Svizzera è di fondamentale importanza continuare a contribuire a rafforzare la coesione in Europa, a gestire i movimenti migratori, a ridurre il rischio della migrazione secondaria e di conseguenza a migliorare il funzionamento del sistema di Schengen/Dublino.
Il contributo è destinato a rafforzare ulteriormente lo sviluppo economico e sociale nei Paesi partner e a migliorare le prospettive locali. In particolare, un sostegno più forte alla formazione professionale grazie all’esperienza svizzera può contribuire a promuovere la formazione di forza lavoro qualificata e a ridurre la disoccupazione giovanile. Con il suo aiuto in materia di migrazione la Svizzera vuole sostenere i Paesi europei le cui strutture di gestione dei