Rapporto sui risultati

Consultazione 2018/52: Modifica dell'ordinanza sulle prestazioni (OPre) (neutralità dei costi, valutazione dei bisogni) · 61 pagine

Fedlex · Rapporto sui risultati · Pagina 23Fedlex · Rapporto sui risultati

calcolo sulle evoluzioni a livello nazionale è estremamente penalizzante. Posto che i premi dell’assicurazione di base e le tariffe delle cure ambulatoriali e stazionarie sono differenziati per Cantone per tenere conto delle disparità salariali, sarebbe ingiusto fissare i contributi degli assicuratori-malattie a livello nazionale e non adeguarli periodicamente lasciando così a carico dei Cantoni ogni evoluzione dei costi.

GE precisa che nelle case di cura cantonali, dal 2010 al 2016, i salari sono cresciuti del 3,6 per cento, mentre secondo l’UFSP a livello nazionale sono diminuiti del 2,4 per cento nello stesso periodo.

CLASS, FR, GE e NE ritengono che sia inopportuno parlare nel 2018 della neutralità dei costi mettendo a confronto quelli del 2014 con quelli del 2010 sulla base di tariffe elaborate nel 2008. Non foss’altro che per la recente evoluzione della congiuntura economica, i dati degli anni citati non si prestano per una revisione dei contributi.

Per JU è inopportuno parlare nel 2018 della neutralità dei costi che avrebbe dovuto essere effettiva nel 2014, sulla base di cifre incomplete di cui nessuno può garantire l’affidabilità. Inoltre, il concetto di crescita zero dei salari nel settore delle cure non è coerente con i dati pubblicati dall’UST.

Secondo VD, l’avamprogetto non tiene conto del contesto demografico e dell’evoluzione dei costi. A partire dal 2020-2025, i bisogni di cure di lunga durata aumenteranno drasticamente a causa dei baby boomer. A questo effetto demografico si aggiungerà un calo relativo dell’assistenza informale e quindi un maggiore utilizzo delle strutture formali. Si assisterà probabilmente a un aumento del numero di persone ricoverate in case di cura, a un innalzamento dell’età di ricovero in queste strutture, a un incremento dei bisogni di cure e a un maggiore ricorso alle prestazioni di assistenza e cura a domicilio. I costi aumenteranno soprattutto perché sarà necessario formare personale in seno alle istituzioni per garantire il ricambio generazionale, elevare il livello di qualifica per rispondere ai bisogni delle persone, nonché mantenere la qualità e il coordinamento tra gli attori. Sarà pertanto fondamentale rafforzare l’ordinamento del finanziamento delle cure di lunga durata, dato che le difficoltà già riscontrate oggi si acuiranno domani.

Organizzazioni della sanità – pazienti/fruitori

LPCH è del parere che occorra un adeguamento periodico dei contributi all’evoluzione dei costi. Negli ultimi anni, le prestazioni nel settore delle cure sono diventate più sofisticate e costose, e le situazioni di cura più complesse. Sottolinea che, parallelamente, la quotaparte dell’AOMS per i costi delle cure ambulatoriali è diminuita a scapito dei Cantoni, dei Comuni e dei pazienti. Secondo LPCH, questa tendenza non può continuare. Inoltre, a suo modo di vedere è di cruciale importanza considerare i salari come fattore di costo.

Organizzazioni della sanità – fornitori di prestazioni

CURAVIVA e VAKA ritengono che il rincaro generale sia una base troppo imprecisa per estrapolare i contributi dell’AOMS e che occorra piuttosto considerare l’evoluzione dei costi nel settore sanitario. Secondo l’UST, dal 2010 al 2016 i salari in questo settore sono aumentati di circa il 5 per cento, quelli del personale delle case di cura di oltre il 2 per cento, e quelli dei quadri inferiori e delle posizioni senza funzione di quadro – ossia della maggior parte del personale di cura – addirittura tra il 4 e il 6 per cento. Per garantire l’equilibrio tra i soggetti che sostengono i costi è necessario che almeno ogni tre anni si proceda a una verifica dei contributi dell’AOMS e al loro adeguamento all’evoluzione effettiva dei costi. Inoltre, in seguito all’adozione il 19 settembre 2016 del postulato della CSSS-N 16.3352 «Ripartire l’aumento dei costi